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CHI PUO’ CAPIRE LA BLOCKCHAIN

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Come tutte le mode ciò che non ha stile passa.

Il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo”

Noi siamo convinti che piccole azioni possono contribuire a generare grandi cambiamenti. Quest’idea, derivata dalla Fisica e dalla teoria del caos.

Ciò che facciamo oggi influirà sul nostro futuro: con piccole azioni, possiamo cambiare molte cose che non apprezziamo della nostra vita oppure, più semplicemente, invece che colpevolizzarci per errori che tutti commettiamo, possiamo trovarvi una soluzione introducendo piccoli cambiamenti.

Come diceva già Alessandro Magno, “Dalla condotta di alcuni dipende il destino di tutti“. Perché, quindi, non essere più consapevoli delle proprie azioni e delle conseguenze che queste possono avere?

Un recente rapporto di CB Insights ha svelato un calo del 60% in termini di investimenti in startup basate su blockchain quest’anno, ora ridotti a 1,6 miliardi di dollari. Al contempo però grandi realtà come Microsoft, Walmart, IBM e Samsung hanno sviluppato blockchain proprie o hanno avviato partnership per usare questa tecnologia. Paradossalmente anche alcune banche mondiali che hanno causato la profonda crisi finanziaria del 2008 hanno adottato la blockchain: sono le stesse istituzioni che questa tecnologia intende rimpiazzare. Cosa è successo? Perché blockchain realmente decentralizzate stanno scomparendo mentre i detrattori di un tempo sono diventati sostenitori di questa tecnologia?

Blockchain: percorso lento, ma obiettivo raggiunto

Governi e politici sono stati più volte criticati per la loro indifferenza al vero valore della blockchain. Inizialmente molti hanno ignorato il boom delle criptovalute, il che ha portato alla moda delle ICO, perlopiù fraudolente, del 2017. Poi si è cominciato a contrastare il fenomeno con regolamenti e restrizioni: questo ha colpito duramente il settore. Con tempo però questa tecnologia è stata capita nella maniera corretta. 

Un esempio degno di nota è la Cina che inizialmente aveva bandito in toto qualsiasi progetto basato su blockchain. Alla fine di ottobre del 2019 il presidente Xi Jinping ha invertito la rotta e richiesto alla Cina uno “sforzo maggiore” verso la blockchain per ottenere un vantaggio sugli altri Stati. Sebbene le criptovalute rimanessero al bando, questo annuncio ha mostrato che le cose stavano cambiando in favore della nuova tecnologia.

Blockchain pubblica contro quella privata

Oggi ci sono molte multinazionali che dispongono di versioni proprie di blockchain, ossia blockchain private. Questa differisce per vari aspetti da quelle tradizionali, o pubbliche. 

Contrariamente alle blockchain pubbliche come Bitcoin o Ethereum, non tutti possono accedere a una blockchain privata. Ogni nodo viene selezionato dall’impresa. In alcuni casi questa procedura può richiedere il soddisfacimento dei requisiti KYC.

Per la stessa ragione la “fiducia” – noi lo abbiamo definito “algoritmo della fiducia” – viene garantita in maniera più semplice. Poiché i nodi sono già identificati, è assai minore il rischio che soggetti malintenzionati attacchino la catena di blocchi. E anche qualora vi provassero, non potrebbero farlo in maniera anonima.

Questo modello è scalabile. Poiché sono coinvolti meno nodi e si utilizza un diverso meccanismo per il raggiungimento del consenso, le transazioni vengono effettuate più rapidamente. Hyperledger processa fino a 20 mila transazioni al secondo mentre Ethereum solo 15, con Ethereum 2 aumenterà la velocità.

Nelle blockchain private non c’è bisogno di ricompense. Solitamente nelle blockchain tradizionali è necessario prevedere un corrispettivo per i nodi in ragione del lavoro svolto e dell’energia da essi consumata. Non c’è motivo di farlo invece in una catena di blocchi privata in quanto la motivazione dietro al progetto è diversa.

Analogamente le blockchain private sono di più facile aggiornamento. Quelle pubbliche richiedono la presenza di un consenso raggiunto dalla maggior parte dei nodi. Qualora non si raggiunga, si verifica una scissione che porta alla nascita di una nuova catena. Non vi sono però requisiti simili all’interno delle blockchain private: questo significa che il codice può essere processato molto più velocemente.

Per tali ragioni, è più facile avviare una blockchain privata.

Secondo noi nel breve termine, molti progetti impiegheranno blockchain private per apprendere i meccanismi di adozione e utilizzo, ricorrendo alle catene di blocchi pubbliche ove possibile e necessario.

Le catene di blocchi pubbliche hanno comunque diversi vantaggi: ad esempio, sono molto utili per mettere in comunicazione individui che non dispongono di informazioni su di loro ma desiderano collaborare. È questo il motivo per cui è nato Bitcoin [BTC]: permettere transazioni P2P senza intermediari. La domanda che tutti noi ci poniamo è oggi: abbiamo davvero bisogno di blockchain private? Se priviamo la blockchain della sua caratteristica principale, perché dovremmo avere bisogno di un registro distribuito?

Il vero fine della blockchain

Pare che vi siano vantaggi reali nell’utilizzare la blockchain, anche per le imprese soprattutto nella valorizzazione della filiera agro-alimentare. Fra questi vi sono motivazioni di natura commerciale. Le imprese controllano rigidamente i nodi appartenenti alla loro rete, ma ciò non significa che dettino le modalità in cui opera il sistema. Laddove vari competitor necessitano di collaborare, la blockchain si configura come mezzo ideale per favorire tale collaborazione in un ambiente trustless e imparziale. La blockchain consente anche di risolvere questioni di natura politica: ad esempio, il fatto che non vi sia un luogo centrale approvato dalle parti in cui collocare il database. La decentralizzazione evita anche che una delle parti applichi tariffe maggiori per i servizi di intermediazione. 

Infine, vi sono ragioni legate alla sicurezza. La blockchain si basa sulla crittografia, è sincronizzata in tutte le versioni disponibili ai nodi ed è prova di manomissione. L’architettura della blockchain è in sostanza ideata in maniera diversa a livello di accessibilità e collaborazione. Lo scambio di dati tra le parti rende di fatto questa tecnologia più sicura e affidabile. Infatti, la blockchain è uno dei modi migliori per conservare dati.

Tuttavia, vi sono anche alcuni svantaggi. “Un’area grigia per le blockchain pubbliche e private sono le normative come il GDPR e le organizzazioni che mantengono informazioni personalmente identificabili e altri dati simili on-chain”

A seconda della modalità di funzionamento della rete, come nel caso di reti distribuite a livello globale, non si ha il controllo del luogo in cui sono conservati i dati e non si può fare affidamento sul diritto all’oblio in quanto i dati sono immutabili e non possono essere rimossi dalla cronologia. 

Gli intermediari non scompariranno

Contrariamente a quanto si crede, la blockchain non sostituirà le autorità centrali. È più probabile che a sopravvivere saranno versioni semicentralizzate e regolate dai governi. Le startup stanno imparando quanto sia complicato osservare le normative imposte dai governi: non perché si stiano sottomettendo a un’autorità superiore, ma semplicemente per ragioni di interesse pubblico. In fin dei conti la blockchain impone che ci si fidi di codici e algoritmi invece che di persone e molti non sono ancora pronti a fare questo passo. Fare affidamento su codici e algoritmi può rivelarsi ottimo in casi semplici, ma questioni più complesse necessitano della componente umana.

Ad ogni modo la capacità della blockchain di offrire un registro immutabile e a prova di manomissione può contribuire nel prevenire che le autorità abusino del proprio potere. Come anche per le altre tecnologie, al fine di utilizzare al meglio la blockchain è necessario trovare un equilibrio tra uomo e computer: per questo motivo è necessario per noi creare luoghi di incontro e confronto alternativi a quelli autocelebrativi dove poter scambiare l’interpretazione che ogni agente di questo cambiamento vuole apportare nella nostra comunità.

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