" /> CHI SIAMO - INTEROPERABILITY BLOCKCHAIN CENTER
  • Ven. Set 18th, 2020

INTEROPERABILITY BLOCKCHAIN CENTER

#INNOVAZIONE #COCREAZIONE #OLARCHIE

CHI SIAMO

Il primo centro di interoperabilità decentralizzato blockchain d’Italia.

La blockchain spiegata ad un bambino è simile ad un banca dati dove poter registrare dei valori e delle transazioni. La vera innovazione di questa tecnologia è il modo in cui la blockchain – la catena di blocchi – registra questi dati. Oggi la maggior parte dei database sono centralizzati e le istituzioni funzionano quando c’è “fiducia” nella legge, nelle regole, nel governo, nella finanza: ovvero nelle persone. Un database decentralizzato costruito sulla blockchain elimina la necessità sia di istituzioni ed enti certificatori, sia di database centralizzati. Tutti sulla blockchain possono visualizzare e validare le transazioni, creando trasparenza e fiducia.

Per noi la fiducia è il cuore della blockchain.

Fornisce un sistema di fiducia tra le persone, senza che sia necessario coinvolgere un intermediario nella transazione. La blockchain permette alle persone di effettuare transazioni, scambiandosi l’una con l’altra beni di qualsiasi valore.

Noi riteniamo che la tecnologia blockchain sia ad oggi un vantaggio per il sistema dell’agrifood italiano ed in alcuni stati orientali si parla già di Blockchain 2.0 con moderne funzionalità rispetto al codice sorgente originale. Con l’avvento dell’Agricoltura 4.0 –  il settore agroalimentare viene riconosciuto come uno dei principali motori dell’economia, con un potenziale sviluppo ulteriore ed ecologico, possibile anche grazie a tecnologie come blockchain. Le difficoltà comprovata di molte realtà agricole italiane, legate all’accesso al credito, al mancato accesso alle novità tecnologiche e ai margini poco remunerativi offerti dall’attuale assetto della filiera agroalimentare, sono in antitesi con la richiesta sempre più forte di eccellenze enogastronomiche locali di cui le stesse sono produttrici. 

In Italia sono in aumento le startup tecnologiche volte a favorire aziende agricole di piccole dimensioni aiutandole a portare cibi di élite sulle tavole di chi è disposto a pagarle ad un prezzo maggiore a patto di essere sicuro che l’origine sia nella propria terra. Noi vediamo nella blockchain una tecnologia nella quale – in questa fase storica – riporre speranze di grandi rivoluzioni “green” e la consideriamo tra quelle che non fanno paura, ma che possono fare solo bene: una “tecnologia buona”, a differenza di altre come i robot o i chatbot che continuano ad avere un’aura negativa.

L’Economist definisce la blockchain “the trust machine” cioè la macchina della fiducia, per enfatizzare la possibilità che, all’interno di un’architettura distribuita e decentralizzata dove tutti possono verificare e nessuno detiene il potere del controllo – ci si possa fidare di più. Per questa particolare condizione la blockchain deve esser vista come lo strumento capace di sostenere la lotta alla corruzione, combattere traffici illegali, avviare processi virtuosi di lotta alla povertà e sostenere/valorizzare la filiera corta della Piccola Distribuzione Organizzata [P.D.O].

Il tema della fiducia è l’attributo base di un processo che preveda l’utilizzo della blockchain.

Gli attori che appartengono alla catena lunga della GDO (Grande Distribuzione Organizzata) esprimono interessi diversi e spesso anche contrapposti. Un ruolo molto forte in questa fase di sperimentazione della blockchain lo giocano proprio i big della GDO testando sistemi di blockchain a tutela del consumatore, che non sono necessariamente anche a tutela dei lavoratori dell’agricoltura o delle imprese di trasformazione o di conferimento. In questi casi siamo di fronte ad un paradosso: la macchina della fiducia viene proposta agli attori della catena produzione-trasformazione-distribuzione-vendita-acquisto che non sono abituati a collaborare tra loro quanto piuttosto a competere. 

Dalla nascita della nostra idea imprenditoriale abbiamo assistito a vari fenomeni interni al mondo della Blockchain: da un particolare interesse politico all’attenzione del legislatore europeo e italiano passando da investimenti rilevanti da parte dei grandi player della distribuzione alimentare come Walmart e Carrefour in partnership con un big tecnologico come IBM ed entro il 2020 potremo toccare con mano e “sfruttare”  gli effetti delle sperimentazioni della blockchain avviate in molti settori economico-finanziari.

INTEROPERABILITY con la diffusione della cultura dei registri distribuiti e degli smart contracts per la salvaguardia e la valorizzazione del Made in Italy – o meglio Made in Romagna –   si inserisce nel settore del cooperativismo sociale apportando un supporto di conoscenza agli operatori istituzionali, alle imprese agricole, ai soggetti aggregati, alle comunità rurali, agli attivisti, nella convinzione che sia fondamentale introdurre nel dibattito una visione critica e aperta al confronto, alla sperimentazione e all’osservazione proattiva dell’evoluzione della Rivoluzione 4.0 appena iniziata: verso la destinazione comune della creazione di DISTRETTI DELLE MATERIE PRIME LOCALI.

Per noi è giunto il tempo di  cooperare ad una nuova alleanza delle tecnologie con l’agricoltura di qualità, creando ponti tra il mondo della cultura digitale e quello della civiltà contadina. È già successo nella storia: grazie all’intuizione geniale di un contadino che pensò di piegare il ferro per realizzare con il legno una connessione tra attrezzi e animale, nacque la prima forma di “automazione” agricola: il giogo, che univa l’aratro alla forza motrice dei buoi. Questa invenzione ha sostenuto una nuova agricoltura che ha contributo allo sviluppo demografico dell’Europa.

Noi siamo convinti sostenitori del protocollo blockchain perché può consentire il superamento delle sfide dettate dalla complessità aumentata del nostro tempo senza perdere il treno sul quale sono già partiti i big player internazionali che si stanno cimentando in questo ambito.  E’ necessario condividere la conoscenza con un ritrovato spirito etico ed aprire “cantieri digitali” che tengano ben in vista le prospettive intervenendo negli interessi planetari dell’agricoltura di qualità, in un’ottica produttiva più responsabile e rispettosa dell’ambiente e perché no, delle persone stesse.           

Oggi esistono diverse tecnologie utilizzate per la trasformazione del cibo, sono applicate all’alimentazione, fino ad entrare nei processi di produzione e distribuzione per conoscere la provenienza degli alimenti che ogni giorno arrivano sulla nostra tavola. L’innovazione tecnologica sta diventando parte integrante dell’evoluzione agricola ed alimentare: l’essere umano deve essere posto al centro di questa PERMISSIONLESS INNOVATION DATADRIVEN.

Nel corso del 2020 la nostra missione è quella di integrarci con altre realtà del territorio per scoprire assieme il valore delle nuove tecnologie basate sui registri distribuiti e la decentralizzazione.

#BLOCKCHAIN #CANTIERIDIGITALI #INTEROPERABILITY