#CROAZIA il Financial Regulator approva il fondo Bitcoin regolamentato

Effetto halving?

In uno sviluppo significativo per lo spazio globale di criptovaluta, il regolatore finanziario croato Hanfa ha approvato un fondo di investimento Bitcoin (BTC) su cui il pubblico può investire.

Il fondo è il primo fondo di criptovaluta alternativo regolamentato della Croazia.

I croati ottengono l’accesso al fondo Bitcoin regolamentato

Pochi giorni prima dell’atteso dimezzamento di Bitcoin, il cane da guardia finanziario croato Hanfa ha approvato il fondo Passive Digital Asset di Griffon Asset Management. Secondo fonti vicine alla questione, il regolatore ha anche approvato la banca statale croata HPB per fungere da depositario del fondo Bitcoin.

In particolare, il fondo BTC recentemente approvato è il primo fondo criptovaluta regolamentato del paese dei Balcani con l’approvazione di Hanfa. Il fondo investe solo in Bitcoin e viene fornito con un periodo di investimento iniziale di 15 giorni o una volta che il totale delle attività ha raggiunto 1.000.000 di HRK (circa $ 145.000), a seconda di quale si verifica per primo.

Secondo la sentenza ufficiale, Griffon Asset Management utilizzerà tre esploratori a tecnologia di contabilità distribuita separata (DLT) per calcolare il valore patrimoniale giornaliero. Il governato ha aggiunto:

“ Inoltre, l’accesso e la cessione delle risorse crittografiche richiede più firme chiave che sono archiviate fisicamente in luoghi sicuri separati e il trasferimento delle risorse non può avvenire senza l’approvazione della Società e del Depositario con le loro chiavi. ”

In particolare, il fondo non applica commissioni di performance ai propri investitori. Tuttavia, addebita una commissione di gestione del 2,5% agli investitori che escono dal fondo prima di due anni dalla data del loro investimento. Allo stesso modo, il fondo addebita una commissione di gestione del 3,5% agli investitori che escono dal fondo entro un anno.

Fondi Bitcoin che guadagnano trazione

Nonostante la natura relativamente nuova di Bitcoin come classe di attività, la principale criptovaluta sta gradualmente conquistando la fiducia dei regolatori finanziari di tutto il mondo. Grandi soldi stanno arrivando a Bitcoin e le istituzioni finanziarie e le banche non possono più scegliere di chiudere un occhio su questo oro digitale. Il 10 aprile 2020, l’impresa canadese di investimento in beni digitali 3iQ aveva annunciato la quotazione del suo Bitcoin Fund alla Borsa di Toronto a seguito del completamento della sua offerta pubblica iniziale (IPO). In una nota più recente, l’SFC di Hong Kong aveva approvato il primo fondo di criptovaluta dello stato autonomo che cerca di offrire agli investitori istituzionali l’opportunità di aumentare l’esposizione del loro portafoglio al Bitcoin.

Tutto questo avviene in una fase post 3° halving: ‘Sembra che un branco stia arrivando, finalmente‘, ha infatti dichiarato Mike Novogratz nel riferirsi agli investitori istituzionali che potrebbero seguire, tra l’altro, proprio l’esempio di Paul Tudor Jones.

Sulla base storica dell’halving del 2012 i corsi fossero in una fase sostanzialmente laterale. Dopo circa due mesi dell’operazione, i corsi hanno iniziato ad accelerare passando dai 12,35 dollari del 28 novembre 2012 ai 234,25 del 9 aprile 2013 (+1.796,76%).

Dopo questo primo picco, le quotazioni hanno iniziato a ritracciare, tornando a veleggiare poco al di sopra dei 100 dollari. È nei mesi successivi che si è avuto il vero e proprio boom dei prezzi, appena un anno dopo l’halving (29 novembre 2013) si attestavano a 1.137 dollari (+9.106,48%).

Da tale eccesso le quotazioni hanno iniziato a correggere in maniera importante, tanto che al 14 gennaio 2015 erano tornate a 183,07 dollari. Da questo livello è partita una ripartenza più lenta delle precedenti, fino ad arrivare al secondo halving.

Dal 7 luglio 2016 la velocità della salita della valuta virtuale è aumentata in maniera impetuosa, tanto che dopo un anno e mezzo il Bitcoin ha toccato quota 18.674,48 dollari (+2.904,74%).Anche in questo caso, al picco è seguita una forte discesa, con minimo posto a 3.156,89 dollari, segnato al 14 dicembre 2018. Come dopo il minimo del primo halving, anche qui i prezzi hanno iniziato una salita che, al momento, li ha portati verso la zona dei 10.000 dollari.

Il comportamento dei prezzi nei due halving è molto simile: si ha un picco seguito da una fase discendente piuttosto decisa e il rialzo riprende nuovamente.

Si devono fare però alcune considerazioni. In primo luogo, la situazione economica è profondamente diversa rispetto a quella del 2012 e del 2016, in quanto il mondo intero sta entrando in una fase recessiva. Oltre a questo, il rialzo dal giorno dell’halving e quello del “picco” (sebbene sempre elevato) è molto inferiore tra la prima e la seconda operazione. Seguendo il ragionamento, si potrebbe affermare come l’entità di una fase ascendente dopo l’halving 2020 possa essere ancora più contenuta.

Infine, i casi da cui trarre esempio sono solo due, e fare previsioni basate su solamente due eventi del genere risulterebbe azzardato. Per questo motivo, si possono sfruttare le indicazioni dell’analisi tecnica per trovare qualche possibile indizio. Un livello a cui fare attenzione è quello dei 10.000 dollari, dove verrebbe confermata la violazione della linea di tendenza ottenuta collegando i massimi del 26 giugno 2019 a quelli dell’11 febbraio 2020.

Al contrario, discese al di sotto dei 7.000 dollari verrebbero interpretate negativamente: questo perché verrebbero violati i supporti forniti dalla trendline disegnata con i massimi del 12 marzo a quelli del 7 aprile 2020, e dal livello statico espresso dai minimi del 13 maggio 2019.

E’ una fase straordinaria per tutte le criptovalute e non solo: ma il mondo dell’economia finanziaria in questa fase di recessione è più attenta di prima al mondo delle criptovalute.

#Bitcoin #INTEROPERABILITY #effettohalving

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