E’ possibile un piano strategico per l’agricoltura italiana post coronavirus

Europa come negli USA interverrà con importanti misure?

Questo uragano passerà. Ma le scelte che prenderemo ora potranno cambiare le nostre vite per gli anni a venire. L’umanità sta affrontando una crisi globale. Forse la più grande che la nostra generazione abbia conosciuto. Le decisioni prese da persone e governi nelle prossime settimane probabilmente daranno forma al mondo per gli anni a venire. Porteranno a un cambiamento non solo per i nostri sistemi sanitari ma anche per la nostra economia, politica e cultura. Dobbiamo agire rapidamente e con decisione. Siamo obbligati a tenere conto anche delle conseguenze a lungo termine delle nostre azioni. Quando si sceglie tra diverse alternative, dovremmo chiederci non solo come superare la minaccia immediata, ma anche che tipo di mondo sarà una volta superata la tempesta. Sì, la tempesta passerà, l’umanità sopravvivrà, la maggior parte di noi sarà ancora viva, ma vivremo in un mondo diverso.

Molte misure di emergenza a breve termine diventeranno un appuntamento fisso. Questa è la natura delle emergenze. Portano i processi storici ad avanzare rapidamente. Le decisioni che in tempi normali potrebbero richiedere anni di deliberazione vengono prese nel giro di poche ore. Le tecnologie immature e persino pericolose vengono messe in servizio, perché i rischi di non fare nulla sono maggiori. Esperimenti sociali su larga scala manifestano la loro utilità per interi paesi. Cosa succede quando tutti lavorano da casa e comunicano solo a distanza? Cosa succede quando intere scuole e università operano online? In tempi normali, governi, aziende e consigli scolastici non accetterebbero mai di condurre tali esperimenti. Ma questi non sono tempi normali. In questo momento di crisi, abbiamo due scelte particolarmente importanti davanti a noi. La prima è tra sorveglianza totalitaria e la responsabilizzazione dei cittadini. La seconda è tra l’isolamento nazionalista e la solidarietà globale.

Sorveglianza sotto pelle

Per fermare l’epidemia, intere popolazioni devono rispettare alcune linee guida. Ci sono due principali vie per raggiungere questo obiettivo. Una riguarda il governo, e la possibilità di monitorare le persone e punire coloro che infrangono le regole. Oggi, per la prima volta nella storia dell’umanità, la tecnologia consente di monitorare tutti continuamente. Cinquant’anni fa il KGB non poteva seguire 240 milioni di cittadini sovietici 24 ore al giorno, né poteva sperare di elaborare efficacemente tutte le informazioni raccolte. Il KGB si basava su agenti umani e analisti e non riusciva proprio a collocare un agente umano per seguire ogni cittadino. Ma ora i governi possono fare affidamento su sensori onnipresenti e potenti algoritmi invece che su spettri in carne e ossa. Nella loro battaglia contro l’epidemia di coronavirus diversi governi hanno già implementato i nuovi strumenti di sorveglianza.

Il caso più degno di nota è la Cina. Monitorando attentamente gli smartphone delle persone, facendo uso di centinaia di milioni di telecamere con riconoscimento facciale e obbligando le persone a controllare e riferire la temperatura corporea e le condizioni mediche, le autorità cinesi possono non solo identificare rapidamente i sospetti infetti da coronavirus, ma anche tenere traccia dei loro movimenti e identificare le persone con cui sono entrati in contatto. Alcune App sono in grado quindi di avvisare i cittadini della loro vicinanza a pazienti infetti.

Ma noi in Italia?

Nella terra dello stivale i problemi legati a normative antitetiche con lo sviluppo tecnologico nel resto del mondo non ci permettono neppure di introdurre gli smart contracts all’interno dell’ordinamento economico italiano: un sistema clientelare e che non vede di buon occhio lo sviluppo di una infrastruttura decentralizzata, quindi toglie potere centralizzato. Come tutti i settori strategici del Bel Paese dovremmo sperimentare la tecnologia del web 3.0. per puntare sulla promozione dei prodotti realmente made in Italy. L’agricoltura italiana per esempio ha bisogno di una robusta iniezione di liquidità. L’emergenza sanitaria, che pure sta confermando il valore strategico del settore agroalimentare, ne sta però mettendo a nudo tutte le fragilità. Un evento di dimensioni epiche come quello che sta vivendo il mondo intero non può essere affrontato con interventi normali. Gli Stati Uniti, per esempio, hanno varato un consistente pacchetto di misure da 2.000 miliardi di dollari per dare ossigeno all’economia e all’agricoltura, in particolare, sono stati destinati sostegni per 48 miliardi di dollari tra aiuti diretti (24 miliardi), programmi alimentari (15,5 miliardi) e per la nutrizione (8,8 miliardi).

L’Unione europea non può restare a guardare. Occorre attivare un fondo crisi al di fuori del bilancio agricolo. Se è vero che agricoltura, industria di trasformazione e distribuzione stanno tenendo duro, non si può negare che molte filiere siano in profonda crisi. Ci sono molte attività e servizi forniti al settore dell’Horeca che oggi con la chiusura in tutto il mondo di bar e ristoranti rischiano di chiudere definitivamente. Senza considerare tutte le attività connesse come l’agriturismo o gli eventi in fattoria. C’è un mondo composto da piccole e medie imprese fondamentali sul piano economico e sociale che hanno bisogno di nuova linfa. Si tratta di una filiera allargata che dai campi agli scaffali vale oltre 538 miliardi e d’altra parte proprio l’allarme globale provocato dal Coronavirus ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza. Le filiere agro-alimentari italiane si stanno dimostrando all’altezza confermando quella che è la caratteristica dell’agroalimentare Made in Italy e cioè qualità, distintività, sicurezza e sostenibilità. Non si dovrà più dunque sottovalutare il potenziale agricolo nazionale e soprattutto si dovrà invertire la tendenza.

Ci sono le condizioni per rispondere alle domanda dei consumatori ed investire sull’agricoltura nazionale che è in grado di offrire produzione di qualità realizzando rapporti di filiera virtuosi con accordi che valorizzino i primati del Made in Italy e garantiscano la sostenibilità della produzione in Italia con impegni pluriennali e il riconoscimento di un prezzo di acquisto “equo”, basato sugli effettivi costi sostenuti.

Investire è un imperativo categorico in un’ottica di sviluppo sostenibile che spinga l’innovazione e valorizzi le potenzialità del settore anche nella promozione di energie rinnovabili. Ma in attesa che anche Bruxelles apra il cantiere per definire misure forti occorre agire e con tempestività a livello nazionale. Rastrellare risorse è possibile. Ci sono, per esempio circa 12 miliardi di risorse dello Sviluppo Rurale, il secondo pilastro della Politica agricola comune che si affianca agli aiuti diretti. Si tratta di fondi non spesi per una quota dei quali si rischia addirittura il disimpegno. L’eccesso di burocrazia è una delle cause della difficoltà di utilizzare i contributi europei. Se veramente vogliamo cambiare registro questa è l’occasione giusta per sostenere l’agricoltura, ma anche tutti i cittadini e il sistema Paese nel suo complesso che mai come in questo momento sta dimostrando di aver bisogno di un’agricoltura in salute ed efficiente. Dobbiamo chiedere all’unisono di andare oltre le normative oggi vigenti di un sitema che ha collassato, superare la burocrazia che oggi limita l’operatività e impegnarci a trovare soluzioni per rendere più snelle le progettualità e i processi di lavorazione modermi, innovativi, interoperabili.

Occorre individuare una gamma di misure dove è possibile reperire risorse residuali per alcuni interventi prioritari. Servirebbero pagamenti diretti aggiuntivi ed eccezionali come misure di carattere assicurativo per il ristori dei danni causati dagli eventi climatici avversi che hanno penalizzato le aziende nelle annate 2019- 2020. Priorità poi ai giovani già insediati negli ultimi tre anni che rischiano di perdere gli aiuti. Per gli under 41 si propone l’abbassamento delle quote di cofinanziamento sugli investimenti. Saranno necessari interventi supplementari per il benessere animale per promuovere le migliori condizioni con voucher per gli agriturismi rimasti vuoti ed evitare la chiusura definitiva. Noi come centro di interoperabilità blockchain siamo convinti che l’unica strada per uscire da questa crisi storica sia quella di sostenere l’economia agricola, quella sana, quella civica, quella che ci permetterà di tornare a mangiare i prodotti della nostra terra, la terra del Bel Paese.

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