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Noi creiamo i nostri strumenti, che poi a loro volta ci trasformano (Marshall McLuhan)

La digitalizzazione dei processi, una migliore connettività con l’aiuto di Internet e macchine più intelligenti con intelligenza artificiale hanno portato il mondo in un’era di iper-automazione. Di conseguenza, oggi, l’espansione dell’iper-automazione non può essere trascurata. Sebbene l’automazione possa sembrare facile e gestibile in teoria, la sua esecuzione è dura e complicata nel mondo reale. L’iper-automazione ha portato il concetto di automazione a un livello in cui le aziende devono mantenere una rigorosa vigilanza. Se qualche azienda commettesse l’errore di dare per scontato l’iper automazione, ci sono alte probabilità che l’azienda cada dalla concorrenza. In effetti, le aziende di processo fisico non possono permettersi di non prestare attenzione all’espansione dell’iper-automazione. Queste aziende dovrebbero necessariamente identificare al più presto la portata dell’automazione nelle loro attività.

L’automazione iper è uno strumento eccezionale per migliorare il nostro benessere. Una volta incorporata nel business, l’automazione può aiutare a ottimizzare la crescita del business nei seguenti modi:

  • L’automazione riduce lo sforzo umano facendo molto lavoro in minor tempo
  • L’automazione può ridurre il rischio di errori umani poiché le macchine sono calibrate per la precisione
  • L’automazione può anche migliorare la qualità dei lavori eliminando i processi noiosi, stancanti e pericolosi per l’uomo
  • L’automazione porta ad una maggiore produttività e ad un output più elevato

L’automazione iper è sia un vantaggio che una rovina. Pensare di sfruttare l’automazione senza essere a conoscenza del processo e seguire semplicemente la tendenza potrebbe rivelarsi disastroso per tutti noi.  La necessità dell’ora è identificare le aree in cui l’automazione è davvero necessaria. 

Urge un’accurata e approfondita analisi dei processi e delle infrastrutture digitali. 

In-formarci per sfruttare al massimo l’automazione e la tecnologia buona fornita da internet of value è la stimolo che ha generato l’idea del programma partecipativo di divulgazione tecnologica sula valore della blockchain e della distributed ledger technology or DLT.

Riunire ad un tavolo le diverse competenze e risorse umane come “nodi” di questa catena di blocchi può permettere di accedere alle informazioni necessarie per poter divenire singoli agenti del cambiamento, partecipare attivamente alla 4° rivoluzione industriale.

Il grande filosofo ed educatore John Dewey paventava il rischio di macchinizzazione strettamente collegato con una formazione sempre più addestrativa e meno educativa già nel 1915: «La preparazione punta oramai su quel tipo di cose che una macchina ben programmata riesce a fare meglio di un essere umano, e lo scopo principale dell’istruzione, il raggiungimento di una vita ricca di significato, appare inutile e messo da parte.» (Democrazia e educazione)

I rischi di una iper automazione sono diversi ma per noi due sono fondamentali:

  1. Decisioni “irresponsabili” e non trasparenti prese direttamente dagli algoritmi inseriti nelle macchine.

Il caso più attuale è senza dubbio legato alle macchine a guida autonoma e alle loro decisioni a fronte di possibili incidenti che possono coinvolgere vite umane.


2) Omogeneizzazione e standardizzazione della società.

I software prediligono la standardizzazione e la omologazione di regole e comportamenti e molti modelli di business – soprattutto quelli legati ai contenuti e alla pubblicità – vivono di massa critica e quindi tendono a far convergere i comportamenti. Il cosiddetto “Google Effect”. La prima riflessione sistematica venne fatta da Eli Pariser (Il filtro. Quello che internet ci nasconde, 2012), dove mostrò in che modo la ricerca di informazioni è ormai completamente condizionata dai sistemi di raccomandazione, che previlegiano alcune risposte rispetto ad altre e le personalizzano solo in funzione di specifiche raccomandazioni commerciali profumatamente pagate dagli inserzionisti. Oltretutto è proprio il meccanismo di auto-rinforzo di questi algoritmi (“siccome è piaciuto a molti, piacerà anche a te”) che tende a omogeneizzare gusti e comportamenti e a creare aziende immensamente ricche.

Con il programma #IMPACTBLOCKCHAIN vogliamo in-formare per costruire modalità di interazione fra uomo e macchina [tecnologia digitale ] che prendano il meglio di entrambi.

Il tema è dunque ibridare (e non sostituire) l’uomo con la macchina e trovare nuove armonie. Non bisogna ricadere nei due rischi estremi:
– sostituire le sue capacità e attività con analoghe versioni tecniche: è la visione industriale spinta che vuole eliminare fattori produttivi costosi e scomodi (la forza lavoro) con macchine per abbassare i processi produttrici
– iper-potenziare l’uomo per renderlo invincibile e immortale: è la visione post-umanista che – pur sembrando alleata dell’uomo – lo strumentalizza e punta a sostituirsi a forze superiori, divine.

Ogni forma estrema è pericolosa, anche se ciascuna di queste due direttrici produce innovazione e nuovi insight. Il tema dunque è l’equilibrio, l’armonia, non l’ipercrescita e la massimizzazione a tutti i costi delle potenzialità delle macchine.

Interessante la riflessione di Geoff Colvin – senior editor “at large” di Fortune e commentatore su CBS radio – nel suo ultimo libro Humans are underrated.

L’obiettivo è lasciare alle macchine ciò che non è conveniente che l’uomo faccia.; un detto informatico recita let the computer do the hardest job: facciamo fare alle macchine le cose più gravose e pericolose, oppure quelle che richiedono continua ripetitività alienante, ipervelocità o super-precisione e lasciamo all’uomo la sintesi e l’intuizione. E lasciamo all’uomo le attività propriamente umane. Colvin ne identifica sette: empatia, creatività, sensibilità sociale, raccontare storie, umorismo, costruire relazioni e guidare le persone.

Ciò implica potenziare le competenze soft, le cosiddette humanities, tanto bistrattate nell’epoca della tecnica: capacità di concettualizzare e astrarre, pensiero critico, saper fare le domande giuste (più che saper dare le risposte corrette), riuscire a trouble shoot problemi mai incontrati, sapere quando rinunciare alla regola e far valere l’eccezione.

Questo approccio non può svilupparsi per caso; deve essere programmato e indirizzato in modo esplicito e determinato. Deve ri-potenziare la dimensione umanistica e mettere un freno – indirizzandola verso fini condivisibili – alla dimensione tecnologica.

Ci siamo ispirati a questi concetti per avviare il programma #IMPACTBLOCKCHAIN

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