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La transizione economica passa anche dalla crytpoeconomia

Feb 13, 2021

Transizione è una parola che nel contesto organizzativo ormai è molto in voga. Il nuovo governo italiano oggi inaugura il nuovo Ministero della TRANSIZIONE ECOLOGICA – ex Ministero dell’Ambiente. Noi, presso l’INTEROPERABILITY BLOCKCHAIN CENTER della Romagna ci siamo posti il dubbio se sia più che altro una strategia di marketing e/o quanto invece questa parola sia vissuta e camminata nella sua complessità.

Negli ultimi mesi la necessità di una transizione ci ha travolti: il Covid ci sta mettendo di fronte alla fragilità di molti dei sistemi su cui si basa la nostra vita. Uno di questi è sicuramente il lavoro e quindi l’economia finanziaria.

Nel lavoro passiamo la maggior parte del nostro tempo. Il lavoro, spesso, ci definisce e ci cambia. Ha un impatto su di noi, sulle nostre relazioni, sul nostro benessere psicofisico di cui stiamo, finalmente, prendendo coscienza. Se pensiamo a quanto tempo passiamo al lavoro e quanta influisce questo su di noi allora è facile rendersi conto che interrogarci sulla dimensione di senso delle nostre imprese e sull’impatto delle loro scelte non è banale. E nemmeno un esercizio un po’ naif. È vitale.

Per questo l’impresa è uno di quei campi in cui un cambiamento è più che mai necessario. Le organizzazioni che intorno a noi stanno cambiando lo fanno perché si sono rese conto che, come dice Einstein, “non possiamo risolvere il problema con la stessa mentalità che l’ha generato”. Non si può affrontare un mondo diverso con il paradigma precedente. Le imprese che non si interrogano sulla necessità di un cambiamento e lasciano non hanno futuro semplicemente perché non ne generano.

Il problema finanziario è oggi collegato da sistemi economici fallimentari. E dopo anni di sperimentazione semrba sia arrivato il momento anche per le multinazionali delle transazioni finanziarie di entrare in quella che viene ancora definita cryptoeconomia e che presto convergerà in una nuova economia digitale basata sui registri distribuiti pubblici: notizia di pochi giorni fa che Mastercard è pronta ad attivare i pagamenti in criptovalute. 

Dopo falsi accordi con Facebook per lo sviluppo di LIBRA e altre comunicazioni fake e in seguito all’attivazione del servizio da parte di Paypal in America Mastercard sta pianificando di consentire ai merchant della propria rete di ricevere pagamenti in criptovaluta già entro la fine dell’anno. Sarebbe l’adozione di massa.

Se da un lato Visa e Paypal già oggi consentono a chi ha criptovalute di effettuare pagamenti in valuta fiat con conversione istantanea, Mastercard invece sembrerebbe intenzionata a consentire anche gli incassi direttamente in criptovaluta

Infatti il CEO Michael Miebach vorrebbe integrare i pagamenti in valuta digitale direttamente all’interno della loro rete, ovvero gestendoli direttamente con i loro strumenti, e non tramite partner. Attualmente Mastercard ha tra i suoi partner crypto Wirex e Uphold, ma in questi casi i pagamenti in criptovalute avvengono di fatto con l’incasso in valuta fiat grazie alla conversione instantanea. Invece il nuovo progetto consentirebbe ai negozianti, volendo, di incassare anche proprio le criptovalute, senza conversione in fiat. 

La società oltretutto afferma di detenere già ben 89 brevetti blockchain, e di stare aspettando l’approvazione di altri 285 in tutto il mondo. Il primo di questi brevetti depositati da Mastercard risalirebbe addirittura al 2013. 

Pagamenti in criptovalute, da Mastercard ad Apple

Ormai praticamente tutti i principali attori del mercato dei pagamenti stanno iniziando ad integrare in un modo o nell’altro le criptovalute all’interno dei loro sistemi. 

Oltre a PayPal, che lo ha già fatto, e Visa, che lo sta facendo, non bisogna dimenticarsi SAMSUNG che fu una delle prime a farlo, e detiene un servizio di pagamento molto utilizzato soprattutto in Asia (Samsung Pay). 

A questo punto gli unici due colossi che sembrano ancora non aver deciso di fare il grande passo sono Apple e Google.  Tuttavia a questo punto è molto difficile immaginare che Apple Pay e Google Pay decidano di starne fuori.  Oltretutto in passato Google ha già stretto alcune partnership con alcune società crypto, pertanto sembra piuttosto scontato che almeno Google Pay prima o poi integri i pagamenti in criptovalute. 

Invece per quanto riguarda Apple il discorso sembra leggermente più complicato, sebbene circolino già voci di un suo interessamento perlomeno nei confronti di bitcoin.  Ormai le criptovalute sono a tutti gli effetti entrate nel mainstream, guidate ovviamente da Bitcoin.

Ostacolare l’innovazione non è saggio. Innovare adottando sistemi di pagamento alternativi alle fiat oggi è lungimirante. Dopo anni di sperimentazione e di controproducenti campagne denigratorie sulla tecnologia che sta avviando la 4° rivoluzione industriale dell’infosfera.

Noi di INTEROPERABILITY BLOCKCHAIN CENTER ripartiremo proprio dal web 3.0 per condividere quella conoscenza che parte da anni di ricerca e sviluppo in questo settore “crittografato”.

INNOVABILITA

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