• Mar. Dic 7th, 2021

#META l’inizio della fine di Facebook

Nessuno di noi cultori dell'open source e dell'interoperabilità delle piattaforme aveva dubbi: META è semplicemente la conferma che il processo di costruzione digitale del "pensiero unico" pilotato da Zuckenberg è fallito. 
Internet web 3.0 sarà il metaverso composto da diverse piattaforme interconnesse basate su sistemi crittografati che ancora oggi non sono stati creati: siamo solo all'inizio della fine di chi ha monopolizzato questo processo e ha condizionato milioni oggi miliardi di menti non pensanti, ma interattive adottando sistemi altamente sofisticati di PROGRAMMAZIONE NEURO LINGUISTICA DIGITALE basato su algoritmi corrotti da un ostaff che oggi denuncia quelle pratiche che hanno contribuito a rendere il 30enne con la faccia da eterno liceale l'essere umano che detiene il potere degli algoritmi che gestiscono il nuovo prodotto diabolico META. 
Frances Haugen, ex dipendente di Facebook, ha rivelato recentemente su un programma televisivo americano di essere la whistleblower di una serie di inchieste su Facebook pubblicate negli ultimi giorni dal Wall Street Journal.
Oggi non sappiamo  quanti siano al mondo i seguaci di Julian Assange ma si definiscono whistleblower coloro che fischiano per richiamare l’attenzione su qualcosa è il termine con cui si definisce una persona che denuncia pubblicamente o riferisce alle autorità attività illecite all’interno di un’organizzazione pubblica o privata). Le inchieste hanno rivelato come il social network avrebbe privilegiato i profitti alla lotta contro la disinformazione, e sarebbe stato a conoscenza dei potenziali effetti negativi che questa scelta avrebbe avuto sulla salute mentale delle persone.
Il primo giornalista definito whistleblower, programmatore e attivista australiano delle rivelazioni storiche che hanno aperto gli occhi ai ricercatori come noi è stato il cofondatore e caporedattore dell'organizzazione divulgativa WikiLeaks premiato con il Premio Sam Adams, la "Gold medal for Peace with Justice" da Sydney Peace Foundatio 
e il "Martha Gellhorn Prize for Journalism" ed è stato ripetutamente proposto per il Premio Nobel per la pace per la sua attività di informazione e trasparenza, ma oggi ancora agli arresti domiciliari per motivi che ci sfuggono.
MEntre con il suo bel faccino Mark annuncia il cambio di rotta - invevitabile perché il brand "FACEBOOK" è stato smascherato e quindi l'unica soluzione apparente è quella di trasformare il marchio di prodotto più utilizzato nella storia di internet icona dei social media che desidera ancorare il lavoro, l'identità e quello che ogni utente della macchina infernale di Mark potrà costruire virtualmente per far crescere il livello di "gioco" del metaverso di Zuckenberg. Proprio così META è il metaverso persoanle del megalomane Zuckenberg che invece di distribuire risorse [decentralizzazione] accumula dati per arricchire i suoi algoritmi di AI su calcolo quantistico.
Haugen ha detto che «la cosa che ho visto dentro Facebook più e più volte era che c’erano conflitti di interesse tra ciò che era utile per le persone e ciò che era utile per Facebook. E Facebook, più e più volte, ha scelto di ottimizzare i propri interessi, come fare più soldi».

Chi è Frances Haugen? 37enne ingegnera informatica statunitense e per 15 anni ha lavorato per Google e Pinterest. Aveva iniziato a lavorare a Facebook nel giugno del 2019 entrando a far parte del “Civic Integrity team”, una squadra composta da circa 200 persone che aveva il compito di vigilare sulle elezioni in giro per il mondo e analizzare come il social network avrebbe potuto essere usato da governi stranieri per scopi illeciti o per diffondere notizie false.
Al suo team erano stati dati tre mesi per realizzare un sistema che potesse rilevare violazioni di questo tipo, un tempo che lei considerava troppo esiguo per un compito così grande: il team, infatti, non era poi riuscito a fare quanto richiesto.
Haugen ha detto che dentro Facebook c’erano gruppi che avevano compiti enormi, come ad esempio il team responsabile dell’individuazione  e della lotta allo sfruttamento delle persone, di cui facevano parte però pochissime persone. Secondo Haugen, Facebook avrebbe volutamente scelto di non incentivare iniziative volte a migliorare la sicurezza degli utenti, per esempio assumendo più persone in questi gruppi.
Il 2 dicembre 2020, poche settimane prima dell’assalto al Congresso degli Stati Uniti – alla cui riuscita in parte contribuì la diffusione di notizie false tramite Facebook –, il fondatore e capo del “Civic Integrity team”, Samidh Chakrabarti, aveva annunciato lo scioglimento del gruppo. Chakrabarti aveva detto anche che si sarebbe preso un congedo dal lavoro per “ricaricarsi”, e pochi mesi dopo si era dimesso da Facebook.

Haugen, scoraggiata dalla mancanza di volontà da parte di Facebook di investire nel contrastare la diffusione delle notizie false, la sera stessa del 2 dicembre aveva deciso di scrivere a un giornalista del Wall Street Journal che l’aveva contattata in precedenza, e aveva iniziato a rivelare le informazioni riservate di cui era a conoscenza. Haugen ha detto che molti di questi documenti erano disponibili a tutti i dipendenti di Facebook, senza nessuna forma di protezione, su Facebook Workplace, la piattaforma utilizzata dai lavoratori del social network per lavorare in gruppo.

Dopo aver lavorato in remoto per alcuni mesi da Porto Rico, dove si era trasferita da San Francisco, nell’aprile del 2021 Haugen si era dimessa. Nel frattempo aveva però fornito al Wall Street Journal molto del materiale che è poi finito nelle inchieste del giornale su Facebook. Nei documenti riservati consegnati da Haugen ce n’era uno che mostrava come Facebook, nonostante avesse ricevuto un rapporto sui disagi psicologici provocati sugli adolescenti da Instagram (social network di proprietà di Facebook), non avesse preso nessuna iniziativa per risolvere il problema. A causa di quest’inchiesta, la sottocommissione per la protezione dei consumatori del Senato degli Stati Uniti ascolterà ora sia i dirigenti di Facebook sia Haugen.

Prima di lasciare Facebook, Haugen aveva copiato di nascosto decine di migliaia di pagine di ricerche interne che mostravano come l’azienda avesse mentito sui progressi fatti per contrastare l’odio, la violenza e la disinformazione. Haugen ha detto che alla base del problema ci sarebbero stati gli algoritmi introdotti nel 2018, che secondo lei sarebbero stati pensati per aumentare l’engagement - il coinvolgimento degli utenti: e per Facebook, un modo facile per aumentare l’engagement sarebbe stato quello di pubblicare contenuti che instillassero paura e odio negli utenti. 

«È più facile infondere nelle persone la rabbia che altre emozioni»

Sulla reputazione Zuckerberg si muove col cambio di nome e passando da una strategia difensiva a una offensiva: niente più scuse ma accuse ai media - uno sforzo coordinato per dare un’immagine falsa della società» usando documenti trafugati e alla politica. Dopo aver osteggiato per anni ogni tentativo di regolamentare il digitale, ora Facebook conduce una campagna pubblicitaria sui media per chiedere regole e quando il Congresso la accusa di fare danni, replica: «Fate il vostro lavoro di legislatori anziché chiedere a noi di sopperire alla vostra incapacità».

Per ora le novità più rilevanti per Facebook possono venire da guai societari e con le authority di mercato con sullo sfondo la possibilità che Zuckerberg, ormai divenuto un bersaglio troppo ingombrante, lasci la guida operativa a un altro manager (come hanno fatto tanti prima di lui, da Jeff Bezos a Bill Gates), pur mantenendo il totale controllo di un gruppo del quale detiene la maggioranza assoluta dei diritti di voto. Il Congresso, poi, prima di introdurre vincoli e regole di comportamento che potrebbero essere contestate sul terreno del diritto alla piena libertà d’espressione, potrebbe obbligare le aziende di big tech ad essere più trasparenti non solo sui dati di bilancio, ma anche sulle conseguenze sociali e politiche delle loro attività, visto che questi gruppi sono ormai diventati uno Stato nello Stato.

Se volete contribuire allo sviluppo di una società virtuale dove i proprietari degli algoritmi di AI e calcoli quantistici possono trasformare le menti delle nuove generazioni - gli algoritmi inquisiti sono attivi dal 2018 - accomodatevi su META il nuovo mondo "distopico" di Zuckenberg e compagnia... [n.d.r] - noi abbiamo scelto da anni di affidarci ad altri sistemi decentralizzati, interoperabili, dove la gestione dei nostri dati resta nelle nostre mani, anche se virtuali. 

#SOVRANITADIGITALE
#META
#FACEBOOK
#DECENTRALIZZAZIONE
#OPENSOURCE
#INTEROPERABILITY


Fabrizio Fantini

Innovatore olonico per la creazione di imprese intelligenti abilitante un ecosistema biolonico

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