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  • Mer. Set 23rd, 2020

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OPEN INNOVATION “IMMUNI” NON DAL TRACCIAMENTO UMANO

Segni del tempo straordinario in cui stiamo vivendo: Confindustria ha un nuovo presidente, Carlo Bonomi ed è il primo a essere designato per via telematica, a distanza. Il primo a dire subito che le imprese dovranno cambiare per affrontare il mondo che ci aspetta non appena torneremo a muoverci. Per la Fase 2 sarà importante avere dati certi e omogenei, grazie anche a strumenti come l’app che il Governo ha deciso di affidare al lavoro di Bending Spoons, un salotto buono digitale visti i nomi dei soci.

Immuni, si chiama così l’app, è solo la prima tessera di un mosaico che, dalla sanità all’economia, le imprese dovranno ricomporre cambiando paradigma
Il padre dell’open innovation Henry Chesbrough in tempo di crisi sapersi aprire alle collaborazioni permette di sviluppare la creatività, trovare più rapidamente le soluzioni e potenziare i progressi è già una buona innovazione. Non per interessi propri. Ma per un interesse comune.
Aggiungo.

Una dozzina di app lanciate, 270.000 nuovi utenti al giorno, 50milioni di fatturato e soci eccellenti come i giovani Berlusconi e Giovanni Tamburi: ecco tutto quello che c’è da sapere sulla PMI innovativa di cui è stata scelta l’app Immuni per tracciare il Covid-19. Ecco come dovrebbe funzionare e quando sarà pronta.

Quattro anni fa l’allora startup Bending Spoons si era aggiudicata un’asta per andare a pranzo con Riccardo Zacconi fondatore di King Digital Entertainment e ideatore di Candy Crush Saga, oggi la PMI innovativa è stata scelta dal governo italiano come fornitrice di Immuni, app destinata al contenimento del covid-19.  Quel business lunch, seppure costato 25mila sterline (poi devolute in beneficenza da Zacconi), ha portato fortuna alla società milanese guidata dell’amministratore delegato Luca Ferrari. Che ora dichiara: “Sono molto orgoglioso della passione, abnegazione e competenza dei nostri ingegneri, scienziati e di tutto il team Immuni. Abbiamo fatto, e faremo, del nostro meglio”.

Licenziatario dell’uso del prodotto è la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Bending Spoons agisce in modo gratuito, finanziando i propri costi in autonomia. Ma certamente, per questa impresa italiana che sviluppa app utilizzate da milioni di persone in tutto il mondo (solo per fare un nome, la popolare Live Quiz), l’incarico è un’ulteriore conferma della validità del lavoro svolto finora.

Con un’ordinanza resa pubblica la sera di giovedì 16 aprile 2020, il commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, ha disposto la stipula del contratto che darà il via all’app per la raccolta di informazioni utili al tracciamento dei contagi da coronavirus. Incaricata del progetto, è appunto Bending Spoons. La società, ormai ex startup e oggi azienda affermata, si è aggiudicata il bando indetto dalla task force incaricata dal ministro dell’Innovazione, Paola Pisano, al quale hanno partecipato altri 318 candidati.  Il progetto di Bending Spoons è stato portato avanti con la collaborazione del Centro Medico Santagostino, rete di lombarda di poliambulatori pioniera nella digitalizzazione dei propri servizi, che è guidata dall’amministratore delegato Luca Foresti, laureato in fisica e imprenditore. Ha contribuito all’iniziativa anche la società di marketing di Milano Jakala.

L’app Immuni è scaricabile gratuitamente e può aiutare a tracciare gli spostamenti delle persone, contenendo il rischio di contagio da coronavirus.

I principi di base, nel rispetto delle linee guida europee sulla tutela dei dati personali, sono:

— Garantirà l’anonimato

— Non utilizzerà la geolocalizzazione

— Sfrutterà la connettività Bluetooth

— Non sarà obbligatoria

Jakala, che ha collaborato con Bending Spoons per il progetto Immuni, è una martech company italiana (il marketech è la tecnologia applicata al marketing) che offre supporto in ambito strategico, analytics, digital e technology. I figli di secondo letto di Berlusconi, già in Bending Spoons, si ritrovano anche nel capitale di Jakala, che è stata fondata e controllata da Francois e Matteo de Brabant. Nel 2000 Jakala aveva come socio di rilievo Europ@web, al tempo holding di Arnault. Poi l’azienda si è rifocalizzata sul marketing e negli ultimi due anni ha visto entrare quali soci di minoranza Paolo Marzotto (10,5%), il fondo Ardian (7,5%), la H14 dei Berlusconi (2,5%) e Davide Serra (2,7%). Non solo, nel 2018, l’azionariato di Jakala si è arricchito anche in virtù di un club deal organizzato dal veicolo Epic di Mediobanca: così al suo interno, seppure attraverso una holding, figurano tra gli altri Renzo Rosso, le famiglie Dompe’ e Branca, i Lucchini, Giuliana Benetton e la stessa Mediobanca.

Bene con questa APP inizia l’era del “tracciamento umano”. I microchip sono parte integrante della vita moderna. L’idea di essere controllati e controllabili, grazie al loro impiego nei dispositivi che usiamo per la nostra esistenza digitale, è un qualcosa a cui siamo ormai abituati. Ma se qualcuno ci dicesse che oggi nel mondo ci sono circa 50mila persone taggate con un piccolo microchip sottopelle e in un certo senso ognuno di loro è anche un dispositivo? Il dispositivo sottocutaneo è già ampliamente in uso in vari ambiti. E la nuova frontiera del microchip sarà la medicina. Quella che oggi con IMMUNI passa come soluzione per un virus.

Gli impianti sottopelle sono piuttosto piccoli, della lunghezza di pochi millimetri, e vengono inseriti nei tessuti grassi in pochi minuti. Una volta attivati, vengono letti da radiofrequenze come quelle utilizzate dagli smartphone o dai lettori di carte magnetiche e il loro impiego appare sempre più ampio. Presto, secondo i produttori, ci saranno anche applicazioni mediche: nel microchip sottopelle immagazzineremo informazioni necessarie in caso di interventi d’urgenza, come terapie seguite o condizioni mediche particolari.

La pratica, sottolineano però i critici, può avere implicazioni etiche negative. “L’uso di un tag è accettabile ad esempio per una persona che non può tenere una chiave a causa di un’artrite grave o che ha perso la mano”, spiega ad esempio Arianne Shahvisi della Brighton and Sussex Medical School, “ma se si usano per persone con demenza per trasportare le informazioni che le identificano e per essere sicuri che non perdano le chiavi potrebbe essere un problema, perché il paziente potrebbe non essere in grado di dare il proprio consenso informato”.

Il primo uomo a impiantarsi un microchip sottopelle fu lo scienziato britannico Kevin Warwick. Nel 1998 Warwick, con un’operazione di venti minuti, si inserì un microchip nella mano e gli bastava muoverla per aprire automaticamente porte e accendere luci. Di lì in poi, ogni giorno, migliaia di biohacker in tutto il mondo sperimentano soluzioni e ipotesi sempre nuove. In Australia c’è già chi sta lavorando a una soluzione per lasciare a casa banconote e tessere e fare shopping semplicemente muovendo un dito In Cina il riconoscimento facciale per i pagamenti. In Italia avremo tra pochi giorni IMMUNI. Immuni da cosa?

#IMMUNI #BIOHACKER #INTEROPERABILITY #IDATIVIAGGIANO

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Innovatore olonico per un ecosistema olonico di imprese intelligenti

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