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  • Ven. Set 18th, 2020

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La Stele di Rosetta della blockchain

Mission

Il valore dei dati nell’era dell’AI è determinato dalla qualità dei “blocchi” delle registrazioni su blockchain: un approccio che amiamo definire la “Stele di Rosetta della blockchain” per indicare la chiave fondamentale per il processo di “acquisizione di valore” attraverso una decrittazione filosofica delle informazioni crittografate partendo da un modello di fattibilità – Proof of Concept – in grado di dimostrare che il campione possa essere riconosciuto come la chiave per la comprensione di un ecosistema più grande basato su un’antropologia economica.

Personale prefazione

Partiamo dall’analisi del dato validato sul campo che come makers [o meglio agromakers] dall’ecosistema della formazione e dell’educazione organica siamo sempre stati visti come “intrattenitori” di corsisti e studenti per percorsi extra-scolastici, come dei “folletti in una giungla educante disumana”, mentre da quando la classe educante si è vista piombare addosso la “formazione online” come un macigno sulle proprie “frizioni” oggi siamo noi “costruttori di un futuro migliore grazie alla tecnologia” che vogliamo cogliere questa opportunità – di rinascimento digitale esponenziale – per condividere la nostra idea di società basata su modelli di economia civile centrata sul benessere dell’essere umano.

Siamo “artigiani digitali” e proveniamo da esperienze diverse accumunati dalla passione per un uso consapevole delle tecnologie digitali che passa solo attraverso l’apprendimento continuo e una cultura del metodo “learning by doing”, cara agli amici makers. Nel 2014 abbiamo creato un’associazione di promozione sociale makeRN di maker diffusi per divulgare questo messaggio, con sporadiche comparse nel mondo della formazione professionale e scolastica locale generate dalle intuizioni di docenti e dirigenti di centri di formazione professionale più illuminati e attenti alle nuove discipline come le S.T.E.A.M: il programma europeo triennale orientati al futuro è il primo esempio di community a cui partecipiamo come formatori in modo pro-attivo.

La nostra next normal dei makers è partita nel 2011

Il movimento dei maker dal 2011 unisce persone di diversa formazione che sono interessate ad apprendere capacità tecniche e la loro applicazione creativa con lo scopo di fabbricare oggetti e inventare soluzioni innovative: purtroppo i FABLAB sono diventati nel tempo “enti istituzionalizzati” esclusivi che invece di includerci ci hanno respinto, perché pilotati politicamente. Noi abbiamo scelto di essere liberi e di diffondere una vera cultura open source attraverso una rete realmente decentralizzata, che sta valutando se concentrare le proprie competenze in un unico “spazio” virtuale che potrebbe avere la forma di una startup innovativa per la comunità, per noi nasce come una futura DAO [Decentralized Autonomous Organization].

Abbiamo deciso di compiere questo passo ora perché abbiamo la percezione che ci stiamo avvicinando a quello che gli altri definiscono Next Normal [per noi è solo Normal]. Per molti “imprenditori” che continuano ad imprendere con “debiti” – quindi senza scopo di lucro [inteso come benessere] prevedere in dettaglio cosa ci riserva il futuro non è difficile perché non è di loro competenza: gli imprenditori di oggi sono centri finanziari che speculano l’un l’altro rispettando i tempi della finanza a breve termine [3 mesi in media], mentre la normalità che dovremo affrontare avrà sicuramente una forma diversa rispetto a prima di febbraio 2020: la ricerca e l’innovazione avrà bisogno di tempi diversi e di una visione condivisa per essere attuata e dunque contribuire a trasformare il paradigma economico-finanziario. Le abitudini forzatamente introdotte da questa seconda crisi [dopo il 2008] entreranno a far parte di questo convenzionale Next Normal: lavoro a distanza, firma digitale, strumenti di collaborazione e di partecipazione e dati finanziari resi pubblici [open data] solo per citarne alcuni. Percepiti come innovazione dirompente prima, sono diventati un must per gestire gli affari quotidiani – e noi siamo convinti che si svilupperanno nel futuro, grazie alle community di artigiani digitali come noi.

La prossima normalità per la massa non sarà totalmente nuova. Gli eventi recenti hanno intensificato le priorità esistenti e ne hanno moltiplicate di nuove. Strategie per ottimizzare i costi o migliorare la produttività erano già in atto in precedenza, ma ora la loro rilevanza è molto più elevata e tali obiettivi devono essere raggiunti in uno scenario globale mai sperimentato prima: in un ecosistema di innovazione aperta.

D’altro canto, le aziende che vedevano le tecnologie digitali come un’ulteriore opportunità per arricchire le proprie attività fisiche sono ora costrette a metterle al centro di nuove strategie di digital transformation. Il digitale consente di creare nuovi modelli di business, consente di creare flussi di entrate nuovi ed è l’ingrediente per favorire il processo di recupero e di condivisione dei dati in modo più aperto, open.

Una trasformazione digitale che passa dalla formazione di discipline S.T.E.A.M.

Siamo sostenitori di tutte le politiche che prevedono una naturale evoluzione del fai-da-te verso una dimensione sociale facilitata da Internet, in cui la sperimentazione e la risoluzione di problemi non sono più un fatto personale ma si inseriscono in comunità collaborative grazie alla diffusione spontanea di progetti e di tecnologie digitali aperte come Arduino, la stampa 3D e di spazi che favoriscono la condivisione come i FabLab online [non quelli locali, presidi di fantomatiche entità politiche]: oggi li hanno sdoganati per l’ambiente scolastico con l’acronimo dei laboratori S.T.E.A.M.

Condividiamo con i COD l’approccio incentrato sulle persone a qualsiasi livello e progetto: riteniamo che la tecnologia sia abilitante in modo orizzontale, le persone sono il vero cuore della trasformazione e responsabili del benessere di un progetto imprenditoriale. In linea con questa visione le tecnologie digitali hanno lo scopo di supportare le persone a sfruttare appieno il valore complessivo delle APP e delle piattaforme di conoscenza condivisa supportandole nella scelta e nella definizione di nuove mappe collettive digitali: un percorso di innovazione aperta che parte sempre dalle persone per sviluppare soluzioni realmente costruite intorno ai bisogni reali.

Siamo costruttori di tecnologie e diffusori di una cultura della trasformazione digitale in modo esponenziale e responsabile – come l’intelligenza artificiale, la realtà aumentata, il mining di processi, la blockchain, la fabbricazione digitale, l’automazione dei processi robotici – progettino soluzioni praticabili e utilizzabili per ottenere benefici reali e condivisi i un ecosistema di innovazione aperta quindi accessibile.  L’spressione chiave è “creatività responsabile”.

Catena di fornitura collaborativa pro-attiva

Con il suo ruolo nel nutrire il processo di produzione, la Supply Chain è sempre stata un processo chiave per qualsiasi organizzazione e oggi diventa ancora più critica. Nel ecosistema di business nell’era “data driven”, le aziende non sono più entità stand-alone, ma devono essere considerate come parte di più grandi reti fatte di fornitori, consulenti, dipendenti, clienti e governi, agenzie di innovazione aperta e startup come quella che stiamo creando: fintech.DAO. L’interazione virtuosa di tutti questi attori di un game responsabile è ciò che li rende in grado di reagire e riprendersi dalla crisi. Avere una visibilità end-to-end sulle catene di fornitura agroalimentare, per esempio, è un modello che vogliamo promuovere e come agromakers sperimentare per dimostrare che oggi grazie alla tecnologia si può cambiare paradigma e attuare politiche di economia sostenibili in un contesto globalizzato della catena agro-alimentare spesso gestita da sistemi transazionali questa è la chiave per riorganizzare i cicli produttivi di fronte a drammatici cambiamenti nella domanda. Una profonda conoscenza dei fornitori, della loro capacità ed esposizione al rischio è essenziale per gestire le relazioni vantaggiose per entrambe le parti, mentre la capacità di reperire materiali e componenti in modo rapido e digitale consentirà alle aziende di sopravvivere nel singolare scenario di oggi e prepararli a prosperare il futuro prossimo. In questo nuovo scenario, dipendenti e manager devono orchestrare i loro processi e attività dai propri dispositivi, fuori dai loro salotti: incontrare quelli come noi e i portatori sani di tecnologia abilitante attraverso un monitoraggio end-to-end, mobilità e funzionalità intelligenti come ricerche simili a Google per tutti i tipi di documenti e dati diventano essenziale per un processo decisionale efficace in tempo reale. Tutto questo può avvenire solo attraverso una diversa gestione del dato: il futuro prevede una rete di nodi di un mercato finanziario che non detterà più i tempi delle transazioni economiche perchè grazie ai dati resi pubblici da architetture informatiche interoperabili la spazialità dei capitali sarà trasformata, adattata alla interpretazione di dati resi pubblici.

Approccio basato sulla filosofia della condivisione di Karl Paul Polanyi

Non tutti i makers si ispirano ad un’unica filosofia: la ricchezza di questo movimento open è data anche dalla varietà di stili e approcci diversi alla tecnologia e al suo sviluppo. Per il nostro gruppo di makers della Romagna l’approccio metodologico si ispira all’economista Karl Paul Polanyi – da wikipedia (Vienna, 25 ottobre 1886–Pickering, 23 aprile 1964) sociologo, antropologo e filosofo ungherese. È noto per la sua critica della società di mercato espressa nel suo lavoro principale, La grande trasformazione [molto attuale]. Viene inoltre ricordato per l’importante contributo dato all’antropologia economica e alla filosofia della condivisione. Per questo motivo abbiamo indicato il titolo di questa raccolta di dati con PAULPOLANYI42 perché se vogliamo cooperare per mettere al centro la persona noi abbiamo scelto lui come perno attorno al quale ruota la nostra filosofia. La filosofia della condivisione è un multiforme insieme di riflessioni incentrate principalmente sulla critica del neoliberismo, inteso contemporaneamente come un’ideologia, una visione del mondo, un insieme di politiche e teorie interconnesse tra loro, alle quali vengono contrapposti degli ideali, come la solidarietà fra gli uomini e la tutela dell’ambiente. Non si tratta quindi di una dottrina sistematicamente organizzata che rifletta sul tema della condivisione ma di analisi condotte non solo da filosofi, ma anche da economisti, sociologi e antropologi, i quali ripensano criticamente le strutture socioeconomiche, che sarebbero alla base del grave degrado antropologico dell’inizio del terzo millennio, dal quale si fa quindi derivare la dimostrazione del fallimento del pensiero neoliberista. Questi pensatori propongono di rifiutare la logica del mercato libero e di individuare invece nel principio di condivisione una nuova logica economica che incida anche sui valori etici: quelli che secondo noi oggi sono più attuali che mai in un ecosistema sociale dove si ragiona sul “design degli algoritmi di intelligenza artificiale”.

Un sistema controllato, regolato e diretto soltanto dai mercati, alla cui autoregolazione è affidata la produzione e la distribuzione delle merci; un’economia che si regge sull’aspettativa che gli esseri umani si comportino in modo tale da raggiungere un massimo guadagno monetario; in cui anche il lavoro, la terra e la moneta formano oggetto di mercato e tutto ha un prezzo, gli appaiono retti da «straordinari principî». Non è oggi – come al tempo di Polanyi veniva definita -«utopia», non solo riferendosi alle proiezioni ideologiche di questa realtà nel pensiero degli economisti liberali, ma proprio per segnalare il contrasto di tale realtà con quella «sostanza umana e naturale» cui fa riferimento all’inizio e che costituisce l’orizzonte ideologico di tutti gli studi del saggio. Per cui la polemica colpisce certo soprattutto la pretesa di fare di storiche categorie economiche delle categorie naturali universali, ma esprime anche il rifiuto di quello che Fourier chiamava un monde à rebours – mondo alla rovescia: quello nel quale – oggi a noi makers – ci sembra di resistere.

Come vorremmo utilizzare la metodologia DBB?

Per portare un reale impatto all’interno delle aziende e rivoluzionare interi settori con innovazioni disruptive è necessario il coinvolgimento di attori diversi e noi in questi anni ci abbiamo provato creando anche MAK-ER una confederazione regionale di makers distribuiti sul territorio emiliano-romagnolo ma con scarsi risultati: manca il collante.

All’interno del nostro gruppo abbiamo incontrato gli attori diversi identificati come DBB

  • Digital natives > comprendono i bisogni dei clienti
  • Digital disruptors > veri e propri agenti del cambiamento
  • Business natives > sono responsabili del cambiamento di mindset in azienda

Affinchè il motore della Digital Transformation possa attivarsi, i diversi attori coinvolti nel processo devono condividere una vision comune ed essere allineati per permettere all’azienda di cogliere in pieno le opportunità offerte dal Digital. Attraverso le esperienze di chi è riuscito a sfruttare le leve di innovazione e tecnologia è possibile realizzare un cambiamento di mindset, che permetta di superare le barriere culturali e guardare al mondo esterno con occhi nuovi. Sono 2 i case study sui temi della Digital Transformation e della innovazione aperta per entrare a far parte del gruppo di lavoro che sta scrivendo il primo testo 100% made in Italy sulla formulazione, implementazione e gestione di strategie digitali. Condividiamo per approfondire il tipo di partnership che si può sviluppare in un’ottica di innovazione aperta per entrare a far parte di un vero ecosistema virtuoso basato sulla condivisione della conoscenza.

1] CASE STUDY AGRIFINTECH.DAO [inizialmente il titolo era 0CHAIN]

Introdurre un approccio olonico nella supply chain dell’agri-food

L’ecosistema agroalimentare italiano deve oggi far fronte a problematiche di rapidità ed efficacia di gestione dei processi, in presenza di frequenti disturbi e cambiamenti negli ordini di produzione. La gestione della supply chain deve tenere conto di queste tendenze e trovare un paradigma

organizzativo-gestionale in grado di fornire alle aziende dell’ecosistema agrifood la richiesta agilità e capacità di sincronizzazione del sistema logistico-produttivo con le nuove caratteristiche dei mercati sempre più iperconvergenti. Nei sistemi gerarchici ne quelli eterarchici sono in grado di soddisfare questi requisiti, mancando della necessaria agilità i primi e della capacità di garantire la prevedibilità necessaria alla sincronizzazione i secondi. L’idea dell’approccio olonico (Koestler 1967), elaborata per descrivere alcune strutture diffuse nel mondo della natura, può essere applicata al mondo delle imprese del settore agrifood come modello per descrivere una configurazione sistemica altamente flessibile, reattiva ed adattiva.

La nostra idea di startup innovativa [DAO] basata su blockchain verte attorno a questo nuovo approccio per la valorizzazione delle eccellenze agrifood made in italy prodotte a Km 0 di una Piccola Distribuzione Organizzata attraverso la tecnologia DLT e una infrastruttura informatica basata sul protocollo blockchain e con l’utilizzo di metodi di pagamento aziendali digitali.

L’MVP sarà una SMART CHAIN del luppolo italiano notarizzato su blockchain, attraverso la misura 16.1.01 della Regione Emilia-Romagna per la creazione di gruppi operativi d’innovazione [GOI] del partenariato europeo per la produttività e la sostenibilità dell’agricoltura.

BISOGNI:

1] utilizzo di un CRM evoluto [2 anni minimo] per la gestione della filiera digitalizzata e decentralizzata

2] creazione di una campagna collettiva di crowfunding per la vendita del prodottofinale

3] creaizone di una campagna partecipativa di ibound marketing per la valorizzazione del luppolo italiano

4] formazione on line per i digital farmer: come utilizzare la tecnologia DLT e il protocollo blockchain nell’ecosistema agrifood

2] CASE STUDY PARTNER DI PROGETTO EUROPEO TASKFORCOME

TASKFORCOME affronta due delle principali sfide attuali dell’Europa: l’integrazione socio-lavorativa dei migranti e

la promozione dell’ innovazione sociale come leva per lo sviluppo sociale ed economico dei territori. L’obiettivo principale è sviluppare piani d’azione locali e strategie a livello transnazionale per incentivare l’imprenditoria dei migranti e l’imprenditoria sociale.Attraverso l’attivazione degli attori chiave, si miglioreranno le competenze degli imprenditori, fornendo servizi specifici a supporto dell’imprenditoria per poi elaborare documenti di policy che siano in grado di

rendere sostenibili gli ecosistemi locali. Le principali realizzazioni del progetto sono: Pacchetti formativi, strumenti di apprendimento, sportelli unici per i servizi alle imprese testati a livello locale e strategie rivolte agli imprenditori ed ai migranti, quali driver fondamentali per l’innovazione sociale delle regioni. Intendiamo dare vita ad ecosistemi per l’inclusione e l’innovazione sociale, dove gli attori chiave, università, ONG, organizzazioni pubbliche e private, mettono in atto forme di collaborazione innovative, per fornire servizi ai cittadini ed opportunità imprenditoriali, il tutto orientato a creare le condizioni per l’innovazione e lo sviluppo delle nostre regioni.

La nostra startup fornirà la consulenza per apportare innovazione aperta all’interno di un progetto europeo che oggi ha partner tecnologici e agenzie locali che non sono in gradi di fornire il livello dei servizi di una community come DBB. La proposta formulata a gennaio 2020 entro giugno dovrà formalizzarsi con un accordo di partnership di progetto per fornire questo tipo di servizi:

1] gestione e tutoraggio di 10 [numero indicativo] soggetti individuati dal gruppo di Forli [FC] accompagnamento alla validazione e creazione di un progetto imprenditoriale nella zona del forlivese [Romagna].

2] fornire servizio di assistenza durante la formazione online per la promozione di una nuovo modello di apprendimento collaborativo e cooperativo con l’inserimento di elementi di gamification e di pedagogia della condivisione [i mooc della community di Digital Bulding Blocks sono l’ideale]

3] fornire requisiti minimi per la digitalizzazione dei processi produttivi di una impresa: definire le competenze non solo digitali necessarie per un imprenditore 4.0

4] fornire una modello di business che includa la fase di fundraising anche attraverso la finanza agevolata o oltre forme di finanziamento di un’impresa 4.0

Questi sono i due case studiy ma nel frattempo in modo esponenziale si stanno verificando le condizioni per avviare la startup prima del roadmap previsto per questo 2020.

Inoltre il progetto TASKFORCOME si inserisce in un ramo di sperimentazione già prevsito per la startup: l’autocertificazione delle competenze su blockchain.

Riteniamo che nel campo dell’educazione scolastica e della formazione on line ci saranno presto molte ed esponenziali evoluzioni: la nostra idea di autocertificazione delle compentenze è un modello di utilizzo del protocollo blockchain.

L’economista Jeremy Rifkin spiega che la condivisione abbia un risvolto concreto nell’insegnamento delle nuove generazioni e nei settori educativi. Preoccupati per la direzione verso cui la società dei consumi stava procedendo, la classe dei formatori e quella educante avrebbero cominciato a chiedersi se la missione principale dell’educazione debba essere solo quella di far diventare economicamente produttivi gli studenti. Rifkin si domanda se non si dovrebbe dedicare altrettanta attenzione allo sviluppo delle pulsioni empatiche innate dei giovani in modo da prepararli a pensare e ad agire come parte di una famiglia universale che include non solo il proprio prossimo, ma anche tutte le altre creature. Egli ritiene che una nuova generazione di educatori stia iniziando a decostruire i processi di apprendimento in aula che hanno accompagnato il passato, e a ricostruire l’esperienza educativa lungo linee pensate per incoraggiare lo sviluppo di un “sé ecologico esteso”. Un’ecologia emotiva sulla quale basare la proposta formativa di nuovi imprenditori di un futuro sempre più data driven, con un approccio human to human e un metodo di apprendimento cooperativo. L’approccio dominante all’insegnamento, dall’alto verso il basso, il cui obiettivo è formare un essere competitivo e autonomo per noi maker è finito nel momento in cui è approdato il web 2.0 si è passati ad un’esperienza educativa distribuita e collaborativa concentrata sull’instillare il senso della natura sociale della conoscenza. In questa nuova ottica l’intelligenza non rappresenta una risorsa che si accumula ma, al contrario, un’esperienza condivisa distribuita fra le persone. Il nuovo approccio all’istruzione rispecchierebbe il modo in cui una nuova generazione impara e scambia informazioni, idee ed esperienze attraverso Internet, in spazi educativi open source e nell’ambito dei social media in mdoo consapevole e non più passivo, ma pro-attivo. Un apprendimento distribuito e collaborativo prepara anche la forza lavoro del ventunesimo secolo a un’economia nuova che agisce sulla base dei medesimi principi. La pedagogia della condivisione rifiuta quel tipo di istruzione parziale e superficiale spendibile solo sul mercato del lavoro e inservibile per tutte le altre dimensioni dell’esistenza. I bambini e i ragazzi devono essere aiutati da formatori ed educatori non solo sul piano cognitivo, ma anche su quello emotivo e relazionale. Oltre le abilità cognitive, viene dato ampio spazio all’empatia, alla solidarietà, all’integrità morale e alla tenacia delle giovani generazioni, quelle che gli esperti chiamano oggi soft skills.

I miei personali percorsi di ricerca nel settore dell’educazione ai sentimenti con la Dott.ssa Giancarla Tisselli e nel settore dell’educazione all’organizzazione avviati con Sabrina Toscani, fondatrice della prima società benefit e B-corporation di professional organizer d’Italia con sede a Ravenna mi hanno permesso di approfondire questi temi stando a contatto con esperti e ricercatori che hanno condiviso la propria conoscenza attivando in noi “bias cognitivi” come stimoli per la creazione di un programma di ricerca sperimentale di divulgazione tecnologica dello sviluppo delle applicazioni delle neuroscienze nella gestione aziendale e nell’educazione all’organizzazione nella scuola dal titolo NEURORGANIZING®

A noi interessa molto il futuro: è lì che passeremo il resto della nostra vita. (Groucho Marx, lo aveva personalizzato in prima persona, noi siamo una community di costruttori critici di un futuro migliore).

Fabrizio Fantini

28.05.2020