" /> Protocolli blockchain per marchio e brevetto d'Impresa
  • Sab. Set 19th, 2020

INTEROPERABILITY BLOCKCHAIN CENTER

#INNOVAZIONE #COCREAZIONE #OLARCHIE

IL PROTOCOLLO BLOCKCHAIN PER LA TUTELA DELLA PROPRIETA’ INTELLETTUALE ED INDUSTRIALE

Quando si tratta il tema della catena dei blocchi ci sono dei valori aggiunti riconosciuti in quella che – i crypto-marketer in modo superficiale – definiscono “tecnologia” blockchain. Partiamo dall’etimologia in italiano: tecnologia è una parola composta derivante dal greco “tékhne-logìa”, letteralmente “trattato sistematico su un’arte”. Nell’Etica nicomachea Aristotele distinse due forme di azione, prâxis e téchnē: mentre la prima ha il proprio scopo in se stessa, la seconda è sempre al servizio di altro, come un mezzo. Quando trattiamo il tema “blockchain” facciamo sempre riferimento ad un protocollo informatico che è al servizio di altro, un mezzo per la conservazione e la condivisione della conoscenza, un codice che abilita diverse tecnologie interoperabili. Queste tecnologie sono dotate di caratteri quali l’immutabilità, la tracciabilità e la sicurezza dei dati inseriti nella catena di nodi informatici. A queste tre caratteristiche si aggiunge una proprietà secondo cui qualunque richiedente può ottenere l’accesso alla catena e diventare egli stesso un nodo. Il protocollo blockchain per eccellenza abilita tecnologie interconnesse decentralizzate ovvero open, una catena aperta all’ingresso di nuovi programmatori o semplicemente utenti; la richiesta di accesso del nuovo utente è pertanto accolta quando vengono soddisfatte certe condizioni minime di partecipazione, e tutti i nodi approvano.

L’ingresso di membri aggiuntivi così come altre questioni rilevanti per la comunità DLT sono co-decise sulle catene attraverso meccanismi di approvazione noti come protocolli di consenso. Esistono poi certe piattaforme basate sul protocollo blockchain che validano altri protocolli attraverso smart contract: ad esempio, sulla rete Ethereum questi processi sono sanciti in un contratto intelligente scritto in un linguaggio di programmazione apposito, ovvero Solidity (simile a Javascript). D’altra parte, già la decentralizzazione ovvero l’equidistanza fra i nodi garantisce una governance distribuita in un contesto decisionale tradizionalmente fra pari (peer 2 peer).

Ma tornando alle tre virtù della blockchain con cui ho aperto questo articolo, vorrei evidenziare un tema molto sentito visto i numerosi (e spesso anche recenti) attacchi hacker subiti dai sistemi informatici di molte aziende digitalizzate. Possiamo ragionevolmente affermare che in merito alla sicurezza dei dati le DLT sono una botte di ferro: la tecnologia a chiavi crittografiche su cui tutte le reti si basano non consente intrusioni malevoli di sorta, agendo di fatto in via nettamente preventiva rispetto ad eventuali attacchi informatici che restano così una minaccia sullo sfondo. Questa sicurezza garantita dai progressi della crittografia digitale ci consente di intuire un passaggio importante che ci porta al cuore di questo articolo.

In materia di brevetti industriali infatti è fondamentale mantenere la segretezza riguardo le nuove metodologie ed il complesso di conoscenze abilitanti che hanno portato al ritrovato tecnologico oppure ad un nuovo approccio alla produzione. Questo perché l’invenzione o la scoperta possono sì essere già tutelati da un brevetto regolarmente depositato presso i competenti Uffici nazionali, europei, internazionali ma tale forma di protezione certificata spesso non basta, pur avendo efficacia legale. Il valore aggiunto lo fa appunto la catena di blocchi. Chi vi garantisce che il vostro brevetto non sarà illecitamente consultato, copiato, o addirittura sfruttato (economicamente e a livello di paternità dell’opera di ingegno) da qualche parte remota del mondo? Gli Uffici brevetti spesso non riescono a rintracciare eventuali fac-simile della vostra creazione…e se il vostro sistema informatico d’azienda non fosse poi così sicuro? Per monitorare attivamente un server e fare in modo che non subisca intrusioni o danni non basta un semplice antivirus installato sulle macchine. Occorre una protezione avanzata, di cui spesso le aziende (soprattutto le piccole-medie Imprese italiane) non sono dotate.

Nel dubbio allora, o ci si affida totalmente ad esperti in sicurezza informatica (i cosiddetti ethical hacker) oppure si può – a costi molto più sostenibili – caricare e salvare tutti i documenti inerenti il brevetto all’interno di una rete blockchain sicura, dove ogni informazione (intesa come file di dati) viene identificata attraverso un complesso codice numerico univoco (hash) crittografato e cioè sostanzialmente occultato a tutti tranne che all’utente titolare del brevetto stesso. Ad oggi esistono miriadi di applicazioni interfaccia (quasi sempre con piani base gratuiti) che consentono di interagire con le piattaforme blockchain più famose e performanti, in modo da poter cristallizzare i dati di interesse sulla rete di nodi prescelta con un paio di click appena. La proposta di INTEROPERABILITY BLOCKCHAIN CENTER è sempre quella di affidarsi alle piattaforme blockchain (e quindi dAPP di interfaccia) certificate e riconosciute a livello globale dalla comunità di internet e soprattutto dagli sviluppatori.

La segretezza nel caso di brevetto è persino elevata dalla normativa sulla Proprietà Industriale a requisito di brevettabilità del ritrovato nel momento della domanda di deposito all’Ufficio competente. Non solo, il brevetto può rimanere segreto fino a 18 mesi dal deposito e quindi nel rapporto con i terzi il depositante deve fare molta attenzione nel tutelarsi mediante appositi patti di riservatezza e non diffusione o disvelamento (“no disclosure agreement ”) del brevetto stesso. Ma la stessa condizione non vale in altri campi della proprietà intellettuale: l’autore di un libro, ad esempio, può scegliere se voler tenere segreti i contenuti del suo libro fino alla prima tiratura di stampa oppure se mostrare un’anteprima dell’opera in gestazione. Nulla vieta però che l’autore salvi le sue bozze con tecnologia blockchain, evitando plagi che incorrano prima della pubblicazione del libro.

Lo stesso discorso può farsi in fase di progettazione del marchio di un brand aziendale o di altri segni distintivi d’Impresa.

Sicurezza anche come riservatezza a norma del GDPR dunque.

Tuttavia, per il diritto d’autore e per i marchi il regime della segretezza diventa incompatibile con la loro stessa natura: soprattutto il marchio, esiste infatti per rendere i prodotti/servizi di una Impresa facilmente individuabili e riconoscibili sul mercato.

Ma la tecnologia DLT può fare di più: per il brevetto così come per il marchio. La catena a blocchi garantisce non solo la sicurezza dei documenti in essa contenuti ma anche la loro, paradossalmente allo stesso tempo, tracciabilità. In altre parole, un’operazione compiuta attraverso il protocollo blockchain è sempre ricostruibile nei suoi singoli passaggi fino a determinare l’intero procedimento che ha portato alla sua formazione. Così se si registra un marchio su DLT oppure se intercorre una vendita o una licenza di brevetto fra due parti contrattuali grazie ai già citati contratti intelligenti, si può risalire nodo dopo nodo a ritroso nella catena di blocchi a tutte le operazioni svolte da o fra i due soggetti cogliendo così eventuali errori nel codice (bug) o semplicemente nuove modalità interpretative del rapporto contrattuale in essere fra le parti. Questo plusvalore connota gli scambi e i dati custoditi grazie alle piattaforme blockchain di una determinata sicurezza: la certezza che diventa anche giuridica. La tracciabilità dei dati sui registri distribuiti infatti è inoltre permanente. Questo significa che il dato, incurante del trascorrere del tempo, permane nell’internet decentralizzato in modo immutato. L’immutabilità è in effetti la proprietà originaria del protocollo blockchain, che consente di affermare e dimostrare quanto queste ultime rappresentano ad oggi un potenziale sviluppo della materia della proprietà intellettuale ed industriale. Se infatti il Diritto abbracciasse compiutamente il protocollo innovativo alla base di Bitcoin, potremmo assistere ad una blockchain di Stato in grado di congelare nell’immutabilità informatica i depositi di marchi e brevetti registrati dagli Uffici della Pubblica Amministrazione competente. Sarebbe un passo innovativo importante per la democrazia digitale (c.d. e-democracy) poiché la scienza porterebbe il Diritto verso una nuova era di certezza giuridica, dopo che la forza semplificatrice e chiarificatrice delle codificazioni statuali positive ha ormai perso ogni senso nonché riflesso pratico. Dall’immutabilità derivano in definitiva tutte le altre caratteristiche delle DLT.

Ma cosa comporta realmente in termini legali questa immutabilità e tracciabilità dei dati?

C’è un grosso problema quando si giunge a depositare un marchio o un brevetto, ed è un ostacolo che si è generato probabilmente a monte dell’attività creativa/inventiva.

Può accadere che arriviamo tardi con il nostro deposito: qualcuno, presumibilmente un concorrente o un ente di ricerca ha depositato un brevetto identico al nostro, col risultato che quest’ultimo viene respinto dall’Ufficio competente. Stessa identica situazione può ripetersi per un marchio imprenditoriale. A questo punto è arduo dimostrare in giudizio che noi siamo i reali titolari del brevetto e i relativi diritti di esclusiva sono nostri: tanto arduo da rappresentare quello che in gergo legale viene definito “prova diabolica”.

Ed è qui che può venire in aiuto il protocollo blockchain, nel senso che con la funzionalità timestamping, letteralmente “timbro temporale”, i nostri nodi sono in grado di fotografare e fissare per sempre nel tempo un determinato accadimento virtuale: il giudice a cui ci rivolgeremo potrà dunque verificare – con l’ausilio dei periti informatici – che in data gg/mm/aa alle ore h.00 i dati che dimostrano la nostra titolarità di brevetto erano presenti sulla piattaforma blockchain. E se risulta che i nostri dati sono antecedenti ai documenti (depositati) dalla controparte, il giudice non potrà che darci ragione e noi potremo finalmente esercitare i diritti derivanti dal nostro ritrovato tecnologico.

Si intuisce quanto il “timbro temporale” possa essere decisivo anche all’autore di un’opera intellettuale per difendere i suoi diritti ed ottenere la condanna per plagio dell’usurpatore; basta aver salvato tutto in DLT al momento giusto.

Per le imprese ricorrere ai registri decentralizzati è ormai imprescindibile perché esse hanno a che fare continuamente con una mole enorme di dati, i tanto discussi big data, al punto che si può affermare che i dati informatici fanno parte inevitabilmente del patrimonio di una impresa. A maggior ragione dunque, occorre uno strumento in grado di gestire questi miliardi e miliardi di file in modo organizzato, sicuro, sempre certo.

L’ecosistema basato sul protocollo blockchain è tutto questo all’ennesima potenza e di più: è anche celere (basti pensare che una transazione di Ethereum impiega in media pochi secondi contro i, di frequente, parecchi giorni per la perfezione di un bonifico bancario classico); è anche decentralizzata, e questo significa che non ci saranno intermediari fra noi e gli altri nodi, nessuno potrà applicare esagerate commissioni speculative alle nostre operazioni in DLT. Il futuro della proprietà intellettuale ed industriale è già qui: vogliamo applicarlo nel nostro presente? Ritengo che oggi ci siano le condizioni e le tecnologie e i protocolli adatti per attivare – anche in Italia – la 4° rivoluzione industriale.

Marco Campori (legal-tech)

 immagine creative commons tratta da: https://www.flickr.com/photos/mohdi/3708959885/in/photolist-6DKoye-4ZLbBQ-coCuAW-drubYx-6drMP5-id81rx-5BvFJ5-5BrqHc-6dnDXP-3x9Ro3-6GuKy1-6GuJJA-6GqDsV-2g7Yuvs-reXSi9-7CscJ-7L4UdD-LUQEyt-ra9Kfo-7qxLrR-7qBFJQ-6LiT8C-b6pJNT-7V7z2K-affp4t-b6pDjV-b6pHiK-5uJAoc-2g7YuVm-bEUE1k-2qWWEK-3G3KRD-btjWA-5jL7qM-btk1S-7J2LhH-btkgg-btk74-btknn-btk3H-9dx8nG-2gcV8wR-7B64WF-37skj4-8s1yq7-8s1ytm-8rXun8-8s1y4q-8rXuY4-8s1xTA

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