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  • Mer. Set 23rd, 2020

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OGGI IN ITALIA SI POSSONO VALIDARE I DOCUMENTI, smart contract, SU BLOCKCHAIN ?

Gli smart contract rappresentano applicazione tecnologica del contratto basata su blockchain

Non esiste una definizione univoca di smart contract, un termine che oggi viene associato alla tecnologia “blockchain”, ma che è stato in realtà oggetto di studio già dagli anni ʻ90. Prima ancora che si parlasse di contratti intelligenti, inizia a essere diffusa la pratica del cosiddetto “assemblaggio di documenti legali”. Il passo precedente agli smart contract è proprio l’esistenza di alcuni software che possono assemblare i documenti legali. Il risultato che si voleva raggiungere era quello di ridurre al minimo l’immissione di dati, ridurre il tempo speso per la redazione dei documenti e ridurre al minimo l’errore umano. Il software utilizzato per l’automazione dei documenti estrae le informazioni giuridiche attraverso un questionario che viene generato dal sistema stesso, che, poi, restituisce il documento agli utenti. Con il passare del tempo sono stati utilizzati software sempre più avanzati, fino ad arrivare a parlare di “contratti intelligenti”.

Le definizioni di oggi sul web di smar contract sono molteplici e mettono in luce lʼaspetto “smart”, costituito proprio dalla sua capacità di autoeseguirsi senza il bisogno di intermediari. Il concetto è stato per la prima volta discusso da Nick Szabo, scienziato informatico, studioso di diritto e crittografo, che, nel suo lavoro risalente al 1994, definisce gli smart contract come “protocolli di transazione informatizzati, che eseguono i termini di un contratto”. Più precisamente, Nick Szabo suggerì che traducendo clausole contrattuali in codici e incorporandole in hardware o software in grado di auto applicarle era possibile ridurre al minimo la necessità di intermediari tra le parti e il verificarsi di eccezioni dannose o accidentali. Una seconda definizione molto esaustiva è stata data nel 2015 da Massimo Chiriatti che, in un inserto de “il sole 24ore” definisce i contratti intelligenti come “protocolli per computer che facilitano, verificano, o fanno rispettare la negoziazione o l’esecuzione di un contratto, o che evitano il bisogno di una clausola contrattuale.”

Accanto, quindi, alla garanzia di un più alto livello di sicurezza, vi è anche la riduzione della componente di costi delle transazioni contrattuali.

Il carattere del contratto intelligente è rappresentato dal fatto che le parti raggiungano un accordo sulle clausole contrattuali e sui tempi sfruttando poi la logica del “if-this- then-that”, ossia se si verifica un presupposto (this) allora consegue un risultato (that); per il resto il contratto intelligente ha la capacità di far rispettare le proprie clausole ed entrare in esecuzione senza il supporto di una parte esterna (si pensi ,ad esempio, ad una clausola inserita nello smart contract stipulato tra JIM e JANE che prevede il versamento di una somma di denaro in caso di inadempimento contrattuale: al verificarsi della condizione di inadempimento la somma pattuita a titolo di penale verrà versata automaticamente dal conto di Jim al conto di Jane ). In un secondo articolo, nel 2016, Pierangelo Soldavini, nellʼinserto Nòva del medesimo giornale, torna a definire i contratti intelligenti come contratti che funzionano in maniera molto simile ai contratti non smart, definendoli “accordi con validità legale basati su un insieme concordato di termini e condizioni che legano diverse prestazioni di servizi” ma con la peculiarità di essere programmati elettronicamente e basati su registri distribuiti, come quelli disponibili grazie alla tecnologia “blockchain”, che permette di attivare automaticamente alcune azioni non appena si verificano le condizioni concordate, senza necessità di verifiche o procedure sia cartacee sia manuali.

Per una comprensione più agevole dei meccanismi che interessano gli smart contract, è possibile scomporre il processo di formazione di questo tipo di contratto in 6 passaggi chiave:

1. “Due o più parti identificano un interesse comune.

2. Scrivono insieme uno smart contract ponendo le condizioni e gli effetti desiderati.

3. Inseriscono lo smart contract nella Blockchain prescelta.

4. La stessa Blockchain diventa il garante del contratto.

5. Quando nella rete si ottiene il consenso, il contratto “esegue” le sue condizioni.

6. Dopo che le condizioni sono state eseguite, la Blockchain verrà aggiornata dalla modifica di stato del sistema.”

Le Banche del Gruppo Cassa di Risparmio di Asti hanno compiuto un passo in più verso l’innovazione, annoverandosi tra le prime banche a livello italiano nell’utilizzo della tecnologia blockchain per la “notarizzazione” (intesa come validazione legale) dei contratti firmati elettronicamente. Grazie al sistema di Firma Elettronica – che utilizza elementi elettronici per certificare i dati – i clienti di Banca di Asti e Biver Banca hanno potuto perfezionare i contratti accedendo al proprio internet banking senza recarsi in filiale a firmare alcun documento. Tramite un link presente all’accesso dell’ internet banking, gli utenti sono stati reindirizzati a una semplice procedura: la firma elettronica si è concretizzata con la digitazione di un OTP durante una chiamata di sicurezza da effettuarsi con lo stesso telefono registrato sulla piattaforma. La validità e l’autenticità del documento così “firmato” dal cliente, sono garantite dai meccanismi di notarizzazione della blockchain.

Il processo digitale è stato pensato da Banca di Asti con la collaborazione di Scytale,azienda che opera nel settore blockchain e da Maggio 2019 nel programma di gellificazione di GELLIFY, sviluppando progetti tailor-made che permettono ad aziende del settore finanziario, logistico e supply chain di interfacciarsi con la tecnologia blockchain in maniera semplice e trasparente.

Il settore finanziario, e nello specifico Banca di Asti ci è sembrato un esempio perfetto per dimostrare che tale tecnologia sia ormai condivisa e sicura. Questo progetto rappresenta un passo importante per dare nuovo impulso e accelerazione a Scytale,dimostrando le sue capacità di integrarsi e creare valore”, dichiara Enrico Alberini, CEO di Scytale.

“Stiamo lavorando da tempo per offrire ai nostri clienti strumenti innovativi per semplificare la loro relazione con la Banca: la collaborazione con Scytale, partner tecnologico, ci ha consentito di utilizzare la tecnologia blockchain per perfezionare un contratto, ma questa è solo una delle novità” conferma Isidoro Albergucci, Responsabile del Servizio Canali Digitali e Comunicazione “Dal mese di settembre i nostri clienti attivi su internet banking hanno la possibilità di concludere online, in modalità completamente dematerializzata, l’acquisto di prodotti come la carta di debito o il prestito personale, in totale autonomia e sicurezza, grazie alla firma digitale.

Oggi per il sistema bancario di Asti la blockchain rappresenta un sistema informatico in grado di certificare la cronologia di inserimento dei dati che memorizza, poiché i suoi dati sono associati alla data esatta in cui sono sono stati ricevuti e, appunto, registrati.In buona sostanza, semplificando ulteriormente, la blockchain applica una vera e propria marca temporale ai suoi dati al momento della ricezione. Se qualcosa viene «notarizzato»sulla blockchain è possibile garantire che quei dati, immessi in precedenza siano ancora integri/non siano stati modificati. Basta avere una copia del dato originale (un file, un log,un record) per poter in qualsiasi momento ricalcolarne l’hash e verificare che corrisponda a quanto salvato nella blockchain. Inoltre, si può dimostrare non solo che il dato non sia stato alterato, ma che questo esistesse alla data in cui è stato «notarizzato».

I contratti firmati elettronicamente vengono raggruppati, cifrati creando un hash unico, e inseriti in una transazione blockchain. La presenza di questo hash sulla blockchain,decifrabile grazie a Signchain garantisce, come una terza parte fidata, la sua integrità e non modificabilità.

La blockchain organizza i dati per spazi di tempo, ovvero li memorizza all’interno di blocchi che rappresentano intervalli di tempo. Questi blocchi, che si susseguono cronologicamente, formano quindi una catena indissolubile. Il nome “blockchain”, infatti,significa letteralmente “catena di blocchi”.

Una funzione di “hash” serve per per mappare dati di dimensioni arbitrarie a dati di dimensioni fisse. I valori restituiti da una funzione di hash sono chiamati valori hash, codici hash, digest o semplicemente hash. Una funzione di hash crittografica consente di verificare facilmente che alcuni dati di input siano mappati su un determinato valore hash; se questi dati sono sconosciuti, è praticamente impossibile ricostruirli (o qualsiasi alternativa equivalente) conoscendo il valore hash memorizzato.

Questa modalità di certificazione e la caratteristica intrinseca di immutabilità del dato derivato dall’utilizzo di blockchain è anche confermata da DDL S.989 – Decreto semplificazioni. Ciò che il decreto semplificazioni prevede è una equiparazione tra il timestamp tipico della blockchain alla marca temporale (che già esisteva nel nostro ordinamento) nel produrre certezza giuridica sulla data applicata al documento digitale.

L’evoluzione di questa tecnologia può portare indubbi vantaggi in termini di semplificazione e velocizzazione delle operazioni a beneficio dei clienti e dei processi di lavoro: per noi, di ROMAGNACHAIN in un futuro non lontano l’applicazione nelle filiali delle banche l’apertura di un conto corrente, oggi richiede decine di firme su diversi moduli, ma ben presto non saranno più stampati e saranno firmati digitalmente con risparmio di tempo e di carta.

Questo è il vantaggio della blockchain nel settore finanziario, la notarizzazione dei documenti è una tappa fondamentale per risparmiare tempo e smettere di consumare carta, perché l’inchiostro e tutti i tipi di carta, anche quella ecologica, sono composti da elementi inquinanti.

INNOVABILITA

Innovatore olonico per un ecosistema olonico di imprese intelligenti

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