" /> #SMARTCHAIN - INTEROPERABILITY BLOCKCHAIN CENTER
  • Ven. Set 18th, 2020

INTEROPERABILITY BLOCKCHAIN CENTER

#INNOVAZIONE #COCREAZIONE #OLARCHIE

#SMARTCHAIN

I VANTAGGI DEL PROTOCOLLO BLOCKCHAIN PER LA FILIERA DIGITALIZZATA DEL LUPPOLO ITALIANO

INNOVAZIONE DI PROGRAMMI ESPONENZIALI

I processi informatici e gli strumenti digitali finora adottati nel settore della supply chain non forniscono né la completa trasparenza sui processi delle intere catene di approvvigionamento o di trasformazione, né in maniera esaustiva la garanzia che operatori e consumatori richiedono riguardo l’origine o la provenienza delle produzioni in particolare quelle agroalimentari. Oggi in molti settori economici i processi di gestione della logistica e dei trasporti sono spesso gestiti tramite canali non ancora automatizzati o sono basati su documentazione semi-cartacea, non vi è ancora una connessione tra tutte le imprese e non esiste ancora un framework totalmente condiviso per la gestione digitale di questi processi. Ad oggi, i sistemi, le persone e i processi che agiscono e modificano i dati, li archiviano in repository diversi e distinti, differenti a seconda della catena di fornitura ai quali afferiscono. Frammentarietà, incompletezza o contraddittorietà di dati su “registri privati” che ne derivano, non offrono specifiche certezze sull’affidabilità di ogni singolo prodotto, né consentono di intraprendere azioni tempestive in caso di malfunzionamenti o irregolarità. In questo ecosistema il protocollo blockchain può fornire un registro sicuro e distribuito [libro mastro] di informazioni con accesso immediato, attendibile e di provenienza verificabile, che può avere caratteristiche di terzietà rispetto agli attori della filiera, creando connessioni nuove ed affidabili tra ambienti che prima non esistevano, indipendentemente dalla categoria merceologica interessata, siano essi beni alimentari o servizi o strumentali. Rappresenta un nuovo protocollo di comunicazione e nel settore agritech è già stato dimostrato quanto e come sia in grado di supportare la valorizzazione dei prodotti Made in Italy e come tale risulta applicabile per tutti quei settori che lo rappresentano nel mondo come quello agroalimentare italiano, quello vero, che appartiene alle micro e medie imprese.

Questo scenario risulta possibile grazie agli attributi propri del protocollo blockchain:

  1. Disponibilità: il protocollo blockchain è condiviso, aggiornato ad ogni transazione e resa disponibile ai partecipanti in tempo reale.
  2. Sicurezza e privacy: la segregazione degli accessi e le tecniche di crittografia implementate impediscono l’accesso non autorizzato alla rete e assicurano che i dati forniti dai partecipanti siano autorizzati dagli stessi. Inoltre, tecniche di partizionamento dei dati possono essere impiegate per dare visibilità solo delle informazioni per cui ciascun partecipante dispone di autorizzazione.
  3. Consenso: affinché una transazione sia valida, tutti i partecipanti al network devono concordare sulla sua validità. Questo avviene tramite algoritmi di consenso che implementano i requisiti contenuti negli smart contracts [in attesa di decreti attuativi] che regolano le interazioni tra attori. L’esistenza del consenso su una transazione permette di instaurare anche un clima di fiducia tra le parti. Ad esempio si può garantire che i certificati di ispezione siano autentici, in quanto una volta caricati e resi visibili a tutti sulla rete, non sarà più possibile modificarli o falsificarli.
  4. Trasparenza e controllo: i partecipanti a una transazione hanno accesso agli stessi record, possono convalidare le transazioni e verificare identità o proprietà senza l’intervento di terze parti.
  5. Provenienza: le catene di blocchi informativi possono essere ripercorse a ritroso, dall’ultimo blocco aggiunto fino al primo, consentendo quindi di identificare la provenienza degli asset e la loro storia completa. Questo permette di contrastare eventuali fenomeni di contraffazione delle merci, valorizzando la qualità dei prodotti realizzati.
  6. Immutabilità: nessun partecipante può modificare una transazione dopo che è stata registrata. Se si commette un errore, è necessario utilizzare una nuova transazione per correggerlo. Così facendo, entrambe le transazioni rimarranno visibili, garantendo l’esistenza di una Ground Truth – “base di verità” – in caso di disputa tra le parti.
  7. Inappellabilità (finalità): le transazioni eseguite sono definitive e non possono essere contestate, in quanto ognuna di esse è considerata come l’invocazione delle regole di un contratto (termini e condizioni) realizzate in codice informatico (Smart Contract) e condiviso dalle parti.
  8. Flessibilità: dato che le regole di business e le condizioni contrattuali possono essere definite direttamente sulla piattaforma, esse possono evolvere al trasformarsi dei processi di business che supportano.

In un contesto come come il gruppo operativo d’innovazione “ProHops” in cui piccoli attori cooperano attraverso una catena di fornitura che mira a promuovere una coltivazione-materia prima come il luppolo italiano fuori dai confini nazionali, l’applicazione del protocollo blockchain può solo avere un’influenza positiva sulle piccole e medie imprese agricole coinvolte nella filiera di prodotto perché semplifica le interazioni e le transazioni tra i diversi attori, siano essi enti di controllo, distributori, certificatori, committenti o produttori in proprio o conto terzi. Inoltre, la possibilità di disporre di una cronologia aggiornata delle operazioni effettuate costituisce la base su cui ogni membro della rete potrà costruire la propria “reputazione”, in quanto responsabile delle informazioni che vi registra. Di conseguenza, le imprese potrebbero rafforzare la loro posizione e visibilità all’interno della filiera, sia a livello nazionale, che nei confronti dei concorrenti internazionali. A valle della catena produttiva si può garantire una migliore tracciabilità a livello di filiera rendendo più semplice sviluppare applicazioni che consentano una maggiore trasparenza nei confronti del cliente finale, permettendo un acquisto più consapevole. Lungo questo percorso di fileira digitalizzata vogliamo dimostrare il valore della tecnologie dei registri distribuiti [DLT] mixata con funzioni Iot, intelligenza articiale e elementi della precision farming possa permettere alle piccole medie imprese italiane di recuperare competitività soprattutto nelle grandi catene del valore internazionali e in particolare sperimentare per la prima volta la notarizzazione e certificazione con firma biometrica su piattaforma blockchain sia dei processi di validazione del prototipo scientifico che dei processi di lavorazione della filiera sia dal punto di vista organizzativo che produttivo: una vera innovazione di programmi esponenziali.

Il confronto con le aziende e gli enti che partecipano alla sperimentazione permetterà di raccogliere i requisiti funzionali di una soluzione di tipo blockchain per il supporto di una filiera digitalizzata e decentralizzata del luppolo Made in Italy. Una innovazione nella progettualità e nell’esercizio della cooperazione decentralizzata attraverso un modello di “green platform economy” dove applicazioni e strumenti online per la collaborazione e il project management permetteranno di verificare la sostenibilità dell’approccio proposto sia da un punto di vista tecnologico che da un punto di vista organizzativo e di un nuovo modello di business. L’obiettivo è quello di comprendere come sia possibile passare da una vista di singola azienda ad un approccio olistico di filiera, creando una soluzione scalabile e vantaggiosa per i partecipanti sotto un profilo commerciale. E’ la prima volta che all’interno di un gruppo operativo d’innovazione nel settore agrifood si introduce un nuovo modello operativo di business: il business network caratteristico ecosistema a cui applicare una soluzione del protocollo blockchain dove i differenti modelli di business, governance, incentivi e tecnologia sono sviluppati in un contesto di filiera di prodotto agroalimentare.

Durante le fasi del programma sarà richiesto ai partecipanti di astrarsi dal loro ruolo di singolo attore, per adottare il punto di vista della filiera. L’utilizzo della tecnologia blockchain richiede infatti il passaggio da una logica centrata su un’unica realtà aziendale, a quella plurale del network di aziende che condividono un business: è evidente che ciascun attore può trarre vantaggi maggiori da un’applicazione di tipo blockchain proprio in quanto parte di un’ecosistema di riferimento. Esistono diverse configurazioni di network a partire da cui sviluppare una soluzione di tipo blockchain. Nell’ambito progettuale una filiera italiana del luppolo può essere assimilabile in prima analisi ad un Founder Network. I principali vantaggi derivanti dall’uso del protocollo blockchain sono legati al miglioramento dei processi esistenti. L’evoluzione dell’ecosistema di partenza può portare verso un modello di Farm Utility Network, in cui la soluzione viene estesa ad una filiera, includendo partner e aziende concorrenti, o ad un New Market Network, in cui attori di diverse filiere collaborano alla creazione di nuovi servizi e modelli di business. Indipendentemente dalla struttura del network di riferimento, il punto di partenza è definire quali sono gli attori che operano all’interno dell’ecosistema, mappando le loro reciproche relazioni ed i processi esistenti, le aree geografiche nelle quali operano, nonché i vincoli normativi a cui devono ottemperare. Dopo questa prima fase sarà necessario stabilire il minimo ecosistema sostenibile (MVE) definendo i partner effettivi e quelli associati all’ecosistema [in questo caso interessati al luppolo italiano]. Il numero può variare a seconda del livello di fiducia reciproca. La fase che stiamo vivendo con la compilazione di questo modulo condiviso online rappresenta il modello-test per determinare i segmenti chiave che comporranno l’ecosistema target, dove un segmento si riferisce al ruolo che l’organizzazione svolge nel gruppo operativo d’innovazione. L’identificazione dei partner – anche solo quelli associati – deve prevedere tutti quegli attori che determinerebbero il successo dell’ecosistema, ovvero i partner necessari per fornire capacità come la credibilità del settore, le risorse finanziarie, umane, fisiche ed intellettuali. Questi sono gli elementi fondamentali per determinare gli attori chiave: coltivatore, certificatore, produttori di macchine, laboratori, centri di ricerca, azienda agricole, brand, utenti finali [tester]. Andando oltre i confini della filiera, strada facendo si potrebbe valutare anche il coinvolgimento potenziale di altri attori come istituti bancari moderni, assicurazioni ed operatori logistici, associazioni di categoria che potrebbero offrire prodotti e servizi specifici per la filiera del luppolo italiano.

Inquadrato l’ecosistema di riferimento sarà necessario definire il futuro modello di business sulla base dei benefici chiave del protocollo blockchain: consenso/fiducia, provenienza, immutabilità e finalità e il loro impatto sul network, individuando le aree di risparmio sui costi o di miglioramento dei processi per ciascun componente dell’ecosistema. Tale modello si declina su tre assi: il modello di business, il modello di governance e il modello di incentivi. Il punto di partenza per la costruzione del modello di business è la definizione dell’asset (nel gerco dei registri distribuiti token) che viene scambiato tra i partecipanti alla misura regionale. Per sua natura, la piattaforma blockchain è una struttura distribuita, decentralizzata e collaborativa, che permette agli attori di interagire ad un livello paritetico. Tuttavia, questo risultato è possibile solo al raggiungimento di un effetto di rete tale per cui il numero e la tipologia dei partecipanti giustifica l’investimento e permette di costruire una business scalabile nel tempo. Uno dei modi in cui è possibile incentivare nuovi attori ad entrare nella rete è instaurare un clima di fiducia reciproca tra i partecipanti: essi devono essere rassicurati circa la sicurezza dei dati scambiati e concordare sulle regole – Smart Contract [esecutivi automatici] – che garantiscono la validità delle informazioni condivise. Se l’obiettivo del gruppo operativo d’innovazione è quello di promuovere il luppolo il Made in Italy le aziende, enti ed associazioni di categoria devono convergere verso un comune modello di scambio e tracciamento delle informazioni che accresca, dal punto di vista del consumatore finale, il valore del prodotto finale certificato nei processi di lavorazione attraverso un fingerprint che infonde ancora più sicurezza nell’utente che lo acquista.

Definito l’ecosistema, con lo specifico modello di business, occorre stabilirne le regole ed i processi da cui è caratterizzato, ovvero definirne il modello di governance. Con il termine unico governance, si indicano due aspetti complementari da tenere in considerazione:

  1. Governance della soluzione sperimentale. Si riferisce all’insieme di regole che determinano come le organizzazioni che utilizzano una soluzione interagiscono l’un l’altra. Business -Scambio – Peer-to-peer – Incentivi – Tutti vincono – Effetto di rete – Fiducia dei dati e degli scambi- Accesso privilegiato ai partecipanti – Digital Asset/token – Governo. Definire delle regole “giuste” per i partecipanti [attraverso un codice etico condiviso #codicetico]
  2. Governance della blockchain. Si riferisce alla struttura e al processo che determinano come lo stesso protocollo blockchain viene mantenuto e si evolve nel tempo. All’interno di questa categoria entrano ad esempio le modalità di entrata/uscita di nuovi attori nel corso del tempo, la gestione federata degli accessi alle informazioni, etc. In entrambi i casi, ci sono due componenti critiche che danno forma al modello di governance: gli incentivi ed un meccanismo per il coordinamento tra le parti.

Nel nostro caso il network di appartenenza è di tipo Green Farm Utility, il livello di coinvolgimento al programma deve essere paritario, in cui ciascun partecipante aderisce previo pagamento di un contributo in base al ruolo ricoperto all’interno del gruppo operativo di innovazione. Perché la soluzione blockchain sia sostenibile è necessario che tutti gli attori del mercato vi aderiscano (ad esempio, il vantaggio di riduzione di costi di transazioni tra un attore ed un altro dovuti alla maggior trasparenza garantita da blockchain, vengono diminuiti dalla presenza di un attore terzo – un’altra istituzione di credito – che non aderisce e verso cui ci si deve approcciare secondo logiche tradizionali di business).

Molti processi di filiera agrifood sono ancora fortemente basati su documentazione cartacea. ProHops sarà il primo modello agrifood che stimolerà una progressiva digitalizzazione degli stessi, facilitando il recupero e la condivisione delle informazioni tra le aziende, la filiera stessa dovrebbe essere la principale fautrice per l’attivazione di processi di cambiamento in tale direzione. Attualmente le informazioni sul prodotto sono distribuite tra attori diversi. Sarà funzionale e utile per ottenere i risultati sperati definire una strategia complessiva per la gestione e il coordinamento dei dati di filiera che permetta di costruire in modo decentralizzato e cooperativo il racconto del prodotto e i valori di cui esso è portatore.

La visibilità della catena di approvvigionamento è fondamentale per comprendere l’impatto dell’interruzione.

  • La digitalizzazione dei registri renderà le catene di approvvigionamento più resistenti agli shock futuri.
  • Il protocolo blockchain contribuirà a garantire la riservatezza dei dati per i fornitori.

Sulla scia delle interruzioni della catena di approvvigionamento e di trasformazione dovute al coronavirus, diversi esperti hanno sottolineato la necessità di ottenere maggiore visibilità lungo la catena. Le aziende che vendono prodotti finiti in genere conoscono i programmi di produzione e spedizione per i loro fornitori di livello 1, ma di solito non hanno alcuna conoscenza dei fornitori più in alto nella catena.

Ottenere questa visibilità è considerato la chiave per ottimizzare l’efficienza e l’agilità della catena di approvvigionamento durante la normale produzione. Quando si verificano interruzioni critiche della catena di approvvigionamento, questa visibilità diventa cruciale per comprendere l’impatto dell’interruzione sul resto della catena in modo che altri nell’ecosistema possano pianificare e agire, come lo sviluppo di percorsi verso fornitori alternativi.

DIGITALIZZAZIONE DELLA FILIERA DI PRODOTTO AGRIFOOD

Il commercio dipende notoriamente da processi cartacei: i quaderni di campagna, avvisi compilati a mano; copie cartacee delle liste di imballaggio di ciascun vettore logistico. Nel caso dei quaderni di campagna la legge richiede copie cartacee fisiche. Per la maggior parte le aziende devono ancora digitalizzare i loro processi della catena di approvvigionamento perché hanno determinato il costo per farlo non porta abbastanza efficienza o sicurezza per giustificare lo sforzo.

Le misure di protezione per COVID-19 hanno chiarito che le operazioni dipendenti da risorse fisiche, come la carta, possono subire gravi interruzioni quando la presenza fisica non è possibile. Le firme bagnate e le stampe su carta sono generalmente gestite da personale operativo che deve venire in ufficio o in un altro luogo di lavoro e coordinarsi con gli altri. Inoltre, le catene del valore che si basano sulle informazioni contenute in questi documenti cartacei perdono l’accesso a tale visibilità molto rapidamente e non possono reagire alle mutevoli condizioni. La digitalizzazione, quindi, non è semplicemente una questione di costi, ma soprattutto di visibilità e gestione del rischio della catena di approvvigionamento. Per limitare l’impatto dei punti di errore nella catena del valore, è importante rendere disponibili i dati con mezzi digitali, infrastrutture iperconvergenti e interconnesse con piattaforme blockchain. Durante l’infodemia del COVID-19, i governi e le imprese con una forte infrastruttura digitale e norme abilitanti come le leggi sulla firma elettronica e sulle transazioni elettroniche stanno affrontando le interruzioni della catena di approvvigionamento e di quelle di trasformazione molto meglio di quelle senza: non sono molte.

INNOVAZIONE DI PROGRAMMI ESPONENZIALI NON SONO I SSD

Il Gruppo Operativo d’innovazione PROHOPS si basa su una innovazione di programmi esponenziali e mira a realizzare una infrastruttura informatica iperconvergente e interconnessa che integra sistemi informatici in grado di visualizzare i dati immutabili in tempo reale da parte di tutti i tecnici e gli operatori di filiera come informazioni utili per prendere decisioni in merito alla creazione di una vera filiera di prodotto decentralizzata, digitalizzata e notarizzata. Rappresenta un livello superiore alla classica gestione agronomica (DSS – Sistema di Supporto alle Decisioni). DSS raccolgono, organizzano, interpretano e integrano in modo automatico le informazioni necessarie per consigliare le azioni più appropriate al fine di dare una risposta alle più diverse esigenze colturali, siano esse strategiche a lungo termine oppure decisioni tattiche da prendere in tempi molto brevi. I DSS sono stati creati a partire dagli anni ’80 come strumento necessario a dare risposta alla crescente complessità richiesta dalla gestione di sistemi colturali e sino ad oggi ha rappresentato la parte fondamentale dell’innovazione di molti grupi oeprativi d’innovazione regionali. Nel caso del gruppo operativo di innovazione PROHOPSMARTCHAIN sarà introdotta per la prima volta un modello organizzativo della “platform economy” dove tutte le informazioni sulle superfici aziendali (analisi suoli, varietà, età impianto, sesto d’impianto, produzioni), sul suolo e la biomassa microbica ivi presente, sulla crescita e maturazione dei frutti; le attività di monitoraggio del frutteto attraverso le tecnologie DLT e IoT, il reperimento delle immagini satellitari e analisi dei processi per la creazione del sistema decisionale cooperativo e decentralizzato avviene a distanza attraverso una piattaforma di gestione online collaborativa e il protocollo blockchain per la notarizzazione e la certificazione dei processi di lavorazione di una filiera “sperimentale” come quella del luppolo italiano. Sarà realizzato un sistema IoT (internet of Thing) di processo automatica costituito da una infrastruttura interoperabile dei dati in tempo reale ad una piattaforma in cloud dove le informazioni si integrano ad altri registri esistenti. Attraverso una dAPP sarà possible mantenere sotto continuo controllo tutto il processo produttivo decentralizzato in cui ogni partecipante al GOI saprà in anticipo quando e come intervenire utilizzando la piattaforma in modo autonomo e responsabile. AI fine di raggiungere un elevato livello di sostenibilità, le strategie impiegate nel programma potranno essere convertibili in un parametro di semplice comprensione per l’utente finale attraverso un QRcode [in futuro collegato con un APP di realtà aumentata] Grazie alla definizione di procedure standardizzate l’esercizio della cooperazione sarà per la prima volta decentralizzata e collaborativa grazie ad un unica piattaforma condivisa sulla quale ognuno immetterà i dati digitalizzati, elaborati, notarizzati e divulgati attraverso un’unica infrastruttura informatica interoperabile. A seguito di questa ottimizzazione sia dei costi di gestione che della logistica delle varie fasi produttive dalla filiera si disporrà di continui report condivisi sia con i partner effettivi che i partner associati con diverse modalità di accesso. Oltre ad un risparmio di risorse e di tempo i dati sono resi visibili e notarizzati in tempo reale per tutti i partecipanti alla piattaforma online. La notarizzazione della fase di prototipazione potrà consentire – per la prima volta nel settore ricerca e sviluppo dell’agrifood – di ottenere una certificazione dell’unicità della sperimentazione e una certificazione geografica attraverso la notarizzazione dei processi e la firma biometrica per garantire l’autenticità dell’autore che ha validato i dati sulla piattaforma basata sul protocollo blockchain. L’innovazione di programmi esponenziali porterà alla creazione della prima Piattaforma di Gestione Decentralizzata [PGD] – livello superiore del Sistema di Supporto alle Decisioni integrato con il quaderno di campagna finalizzato alla registrazione di tutte le pratiche che si realizzano in campo e lungo le fasi di trasformazione della filiera del luppolo italiano. Un modello pilota – Proof of Concept – riproducibile, sostenibile e scalabile per tutte le altre filiere digitalizzate.

GARANTIRE LA RISERVATEZZA DEI DATI PER GLI ATTORI DELLA FILIERA

Il motivo per cui i fornitori a monte sino ad oggi non hanno mai rivelato informazioni ai clienti finali, anche se sarebbe semplice per loro farlo, è che temono di perdere il vantaggio commerciale se i loro clienti conoscono ancora di più le loro operazioni, i prezzi e l’approvvigionamento o durante i processi di lavorazione. I fornitori devono essere in grado di controllare esattamente chi riceve quali dati da loro e verificare in modo indipendente tali controlli di intermediari. E oggi è possibile.

La maggior parte delle comunicazioni digitali nella catena di fornitura avviene tramite Electronic Data Interchange (EDI) e fogli di calcolo Excel. Se trasmesso avanti e indietro solo tra due parti nell’ecosistema della catena di approvvigionamento, la privacy dei dati è facilmente controllabile e non è un problema. Quando i dati in queste comunicazioni devono essere distribuiti a più parti, tuttavia, i sistemi tradizionali della catena di approvvigionamento, che sono centralizzati, non possono garantire controlli di accesso indipendenti e verificabili a ciascuna parte. Un sistema decentralizzato oggi è la prova che si può offrire ai fornitori la privacy di cui hanno bisogno, ai produttori la tracciabilità dei propri processi di lavorazione nella supply chain e agli acquirenti la visibilità che desiderano.

Una piattaforma blockchain con autorizzazioni pubbliche soddisfa questi criteri. Se creati correttamente, i fornitori possono controllare le proprie autorizzazioni di condivisione dei dati direttamente sul proprio nodo blockchain. Allo stesso tempo, i loro dati possono essere distribuiti in modo sicuro ad altri nella rete blockchain senza richiedere l’integrazione punto a punto dei sistemi centralizzati.In questo modo sembra esser risolto un problema tecnologico chiave nel far partecipare i fornitori alle iniziative di visibilità della catena di approvvigionamento. Noi con l’innovazione di programmi esponenziali all’interno de Gruppo operativo di innovazione sperimenteremo per la prima volta questo protocollo blockchain intergrato con altre applicazioni che permettono la notarizzazione dei dati raccolti all’interno della filiera.

INCENTIVO A CONDIVIDERE I PROPRI DATI

Per gli acquirenti che apprezzano molto i dati, possono considerare di pagare i propri fornitori per i dati stessi, oltre ai beni fisici che stanno acquistando. Un metodo più efficiente in termini di costi e redditizio è quello di istituire – in un secondo livelo del progetto – programmi di finanziamento della catena di approvvigionamento e di trasformazione che offrano i tassi di interesse o modalità di pagamento alternative e competitivi dell’acquirente.

Molti acquirenti offrono già tali programmi ai loro fornitori di livello 1. Tuttavia, la mancanza di visibilità è un problema che deriva da altri fornitori di livello 2 o anche più in alto nella catena di approvvigionamento o fileira di trasformazione.. Il finanziamento deve raggiungere anche questi fornitori. Una piattaforma blockchain [catena di blocchi] nasce con questo approccio [sperimentato in ambito finanziario con i Bitcoin] ideale per garantire che i dati sulle prestazioni e sui rischi, che sono alla base di tutte le transazioni finanziarie della catena di approvvigionamento, possano essere condivisi in modo autenticato con i finanziatori e le altre parti di una transazione, anche quando non esiste una relazione diretta tra di loro. Attraverso una stessa piattaforma blockchan, gli acquirenti possono, ad esempio, utilizzare gli impegni di pagamento sulla blockchain come alternative a una lettera di credito, pagare i fornitori in un secondo momento, ridurre il costo dei beni venduti e isolarsi dal fallimento dei fornitori. I fornitori, a loro volta, riconoscono prima i ricavi e sostituiscono i loro attuali accordi di finanziamento della catena di fornitura con termini di finanziamento molto più bassi. Questi vantaggi si moltiplicano man mano che la rete cresce. Il risultato è un ecosistema di finanziamento che rende la condivisione dei dati remunerativa: per esempio potrebbe diventarlo come ricompensa per il valore distibuito sulla catena di trasformazione del luppolo italiano.

TEMPI DI REALIZZO DELLE FILIERE

Le iniziative della catena di approvvigionamento e di strasformazione richiedono tempo per essere lanciate. La mossa più efficace da prendere ora è attuare programmi di finanziamento della catena di approvvigionamento per supportare i fornitori in difficoltà finanziarie e rendere la catena del valore più efficiente in termini di capitale. Se le aziende iniziano a istituire la condivisione dei dati nella loro catena di approvvigionamento contemporaneamente, saranno in una posizione molto migliore per far fronte a uno shock futuro.

Il commercio globale e le catene di approvvigionamento e le filiere di trasformazione stanno attraversando uno shock insolito e massiccio, che colpisce da entrambe le parti: l’offerta e la domanda. Le aziende, acquirenti o fornitori, si trovano ad affrontare enormi sfide nel mantenere il flusso di beni e servizi in un momento di blocco globale. Poiché la situazione COVID-19 cambia quotidianamente, è fondamentale per tutte le parti avere visibilità nella catena di fornitura, condividere dati e comunicare in modo efficace. Le infrastrutture informatiche interconnesse accompagnate da politiche abilitanti possono svolgere un ruolo significativo nella ricostruzione del sistema commerciale e della catena di approvvigionamento e delle filiere di prodotto e nel renderli più a prova di shock nei decenni a venire. Dopo aver trovato impiego in quasi ogni ambito del settore finanziario il protocollo blockcahin – che sta alla base del funzionamento del Bitcoin – va ora alla conquista dei settori agro-industriali a partire da quello della logistica e della supply chain. D’altra parte le peculiarità di questo nuovo protocollo sono pensate apposta per far funzionare al meglio i network di grandi dimensioni dove far avvenire transazioni comercaili in modo più sicuro, rapido e concatenato, dove ogni movimento deve essere tracciato e una perfetta coordinazione fra tutti gli operatori coinvolti è il segreto del successo. La “catena a blocchi”, che è stata messa a punto dall’inventore della moneta virtuale Satoshi Nakamoto nel 2008, ha un inizio ma è ipoteticamente senza fine: i blocchi di codice sono aggiunti in maniera sequenziale e cronologica e ogni nodo della rete ottiene una copia completa della blockchain in modo da poter ricostruire la catena di transazioni avvenute. Questo concetto applicato alla logistica di una filiera di prodotto garantisce trasparenza e la certezza che nessuna merce vada perduta e dei processi di lavorazione effettuati per la trasformazione della materia primaa prodotto agro-alimentare. Ciascun nodo, inoltre, è chiamato a vedere, controllare e approvare tutte le transazioni creando una rete che permette la tracciabilità di tutte le transazioni. In questo modo si apre definitivamente la strada anche a soluzioni come la logistica e modelli di produzione collaborativi, che fino ad oggi sono stati ostacolati proprio dalla mancanza di fiducia reciproca fra i diversi operatori coinvolti nello stesso progetto. Ciascun blocco della blockchain è anche un archivio per tutte le transazioni e per tutto lo storico di ciascuna transazione che, proprio per essere approvate dalla rete e presenti su tutti i nodi della rete, sono immodificabili (se non attraverso la riproposizione degli stessi a tutta la rete e solo dopo aver ottenuto l’approvazione) e sono dunque immutabili. Oltre alla immutabilità l’altra grande caratteristica di una piattaforma blockchain è data dall’uso di strumenti crittografici per garantire la massima sicurezza di ogni transazione. Secondo il report “Digital Supply Chains: A Frontside Flip” realizzato da The Center for Global Enterprise, il protocollo blockchain potrebbe non solo rivoluzionare l’organizzazione della supply chain ma anche cambiarne radicalmente la teoria. Le informazioni raccolte dalla “catena a blocchi” potrebbero infatti costituire parte integrante del contratto negoziato che sarà criptato, firmato e “timbrato” virtualmente diventando irrevocabile. Come nel caso della sperimentazione del prototipo di genoticpo del luppolo italiano l’esecuzione del contratto sarà quindi gestita all’interno della blockchain, senza che ci siano dubbi di interpretazione su quanto stabilito dal contratto. E solo chi è autorizzato potrà accedere alle informazioni del contratto (o a parti di esso). Infine, se il contratto prevede il passaggio di proprietà del bene alla consegna, questo potrà avvenire automaticamente grazie allo smart contract, senza ulteriori verifiche o avvalli di terze parti. Il gruppo operativo d’innovazione PROHOPS per la prima volta apporta nella fileira di prodotto un’infrastruttura inofrmatica in grado di registrare, certificare e mappare tutti i passaggi e i processi di lavorazione lungo la filiera di approvvigionamento e distributiva del luppolo della regione Emilia-Romagna. Gli esperimenti basati sul protocollo blockchain sono noti per il loro sviluppo in ambito finanziario, ma la logistica in ambito agrifood è un settore dove questa nuova tecnologia può avere un impatto fondamentale solo grazie alla collaborazione di tutti gli attori coinvolti sarà possibile lo sviluppo tecnologico per l’implementazione di queste soluzioni, di grande rilevanza per un settore stravolto dal covid-19 ma destinatao alla trasformazione in SMART FARMING SYSTEM.

La piattaforma blockchain è una rete peer-to-peer, cioè un “luogo” in cui i nodi non hanno una gerarchia fissa, cioè non ci sono solo server e clienti, bensì sono presenti dei nodi detti “paritari” (peer). E’ un po’ come se fosse un libro mastro con i documenti al suo interno e che questo stesso libro mastro sia a disposizione di tutte le persone che partecipano alla stessa rete. Il vantaggio quindi è chiaro, maggior trasparenza (quello stesso documento ce l’hanno in più persone) e maggior sicurezza (se quel documento viene cancellato/hackerato, comunque tutti gli altri della rete continuerebbero ad averne una copia). Il modello a cui si ispira l’innovazione di programmi esponenziali del GOI PROHOPS è la piattaforma online da cui si possono ritirare certificati Blockcerts uno standard aperto proposto dal MIT Media Lab per esprimere digitalmente un certificato e memorizzarlo su una blockchain in modo che sia sempre verificabile senza necessità di interpellare l’organizzazione o la piattaforma che lo ha emesso. Il progetto è nato nell’estate del 2017, con un programma pilota in cui 111 laureati del MIT hanno avuto la possibilità di ricevere il loro diploma, oltre che nel consueto formato cartaceo, nei loro smartphone, attraverso un’applicazione. Il Blockcerts è quindi un certificato digitale che viene emesso da un’organizzazione che lo firma digitalmente. Nel caso concreto, l’Italia ha aderito ad un gruppo di 9 Atenei distribuiti in USA, Canada, Messico, Germania e Olanda e guidati dal MIT – Massachusetts Institute of Technology. L’università di Padova e l’università Milano Bicocca sono le due istituzioni che hanno deciso di fare da apripista in Italia nel rilascio dei blockcerts a laureati e laureate. La sperimentazione patavina è partita in due corsi di studi magistrali: Informatica e Management dei servizi educativi e Formazione continua. I certificati saranno a prova di falsificazione, saranno autentici e condivisibili senza dover sempre ricorrere al certificato cartaceo. L’obiettivo principale di questa sperimentazione è quello di rendere anche il ritiro della laurea più smart. Velocità, sicurezza, trasparenza ed abbattimento delle intermediazioni, sono le naturali conseguenze di avere un blockcerts certificato su blockchain dove lo studente non dovrà più perdere ore in coda alle segreterie, non dovrà più pagare i bolli per ritirare il certificato cartaceo e, in caso qualcuno richiedesse di verificare l’autenticità del suo titolo di studio, che sia qualche recruiter o qualche altra università straniera, potrà inviare un link attraverso il quale verificare la validità.

IL CAPITOLATO SU SMART CONTRACT

Un disciplinare di produzione è la prescrizione che disciplina l’ottenimento di un prodotto agricolo o alimentare, una norma di legge [a livello europeo] che definisce i requisiti produttivi e commerciali di un prodotto a DOP o IGP o DECO o STG (o qualifiche equivalenti se si considerano gli stati extra Unione europea). Qualsiasi prodotto nazionale o europeo che si fregi di una denominazione/indicazione protetta ha un disciplinare per esempio lo Champagne, il Barolo, il Prosciutto di Parma, il Parmigiano-Reggiano, il Pane di Altamura, l’Asparago Bianco di Bassano del Grappa, l’Olio del Garda e altri migliaia). I disciplinari sono periodicamente revisionati: aggiornati-modificati (normale evoluzione), sdoppiati (quando da una denominazione se ne stacca un’altra), accorpati (quando si uniscono denominazioni), abrogati (quando la denominazione cessa di esistere). Quando esistono, i consorzi di tutela sovrintendono alla nascita e gestione del disciplinare di riferimento. L’iter per elaborare, presentare, approvare, pubblicare un disciplinare (e la relativa denominazione/indicazione) è piuttosto complesso e, comunque, deve essere svolto in sede comunitaria. Un disciplinare è una legge a tutti gli effetti e le relative violazioni determinano reati. Possono anche esistere disciplinari, per così dire, “privati” oppure su base volontaria ma molto locale, in pratica sono dei capitolati. Il gruppo operativo di innovazione PROHOPS sarà il primo a livello regionale a presentare capitolati certificati su blockchain con firma biometrica per garantire l’iter dei processi di sperimentazione della prototipazione in campo scientifico [CAV e Università di Parma] e certificare i processi dell’esercizio della cooperazione organizzativa e decentralizzata [COOPERATIVA LUPPOLI ITALIANI e Fantini Fabrizio] per determinare un modello, una prova di fattibilità riproducibile in altri contesti. Con l’applicazione Blockcerts è stato dimostrato che si possono condividere certificati digitali emessi da un’organizzazione autorevole come una Università, Centro di ricerca enti riconosciuti a livello mondiale firmato digitalmente e visibile da tutti attraverso una chiave pubblica.

ESEMPIO DEL VINO DOCG

La denominazione di origine controllata e garantita, nota con la sigla DOCG, è un marchio italiano che indica al consumatore l’origine geografica di un vino. Il nome della DOCG è indicato obbligatoriamente in etichetta e consiste o semplicemente nel nome geografico di una zona viticola (ad esempio Barolo, comune in provincia di Cuneo o Carmignano, comune in Provincia di Prato), o nella combinazione del nome storico di un prodotto e della relativa zona di produzione (ad esempio Vino Nobile di Montepulciano, il nome con cui è noto storicamente il vino prodotto a Montepulciano, in provincia di Siena). La categoria dei vini DOCG comprende i vini prodotti in determinate zone geografiche nel rispetto di uno specifico disciplinare di produzione. La procedura per il riconoscimento delle denominazioni è profondamente cambiata dal 2010 in seguito all’attuazione della nuova normativa europea (Reg. Ce 479/2008, “Nuova OCM Vino”, recepito in Italia con il Decreto Legislativo 61 dell’8 aprile 2010 in vigore dall’11 maggio 2010). Tra le altre cose, la nuova legge ha portato in sede comunitaria la prerogativa di approvazione delle denominazioni, mentre precedentemente si procedeva tramite Decreto Ministeriale. Da allora la classificazione DOCG, così come la DOC, è stata ricompresa nella categoria comunitaria DOP.

Le DOCG sono riservate ai vini già riconosciuti a denominazione di origine controllata (DOC) da almeno dieci anni che siano ritenuti di particolare pregio, in relazione alle caratteristiche qualitative intrinseche, rispetto alla media di quelle degli analoghi vini così classificati, per effetto dell’incidenza di tradizionali fattori naturali, umani e storici e che abbiano acquisito rinomanza e valorizzazione commerciale a livello nazionale e internazionale. Tali vini, prima di essere messi in commercio, devono essere sottoposti in fase di produzione ad una preliminare analisi chimicofisica e ad un esame organolettico che certifichi il rispetto dei requisiti previsti dal disciplinare; l’esame organolettico inoltre deve essere ripetuto, partita per partita, anche nella fase dell’imbottigliamento. Per i vini DOCG è infine prevista anche un’analisi sensoriale (assaggio) eseguita da un’apposita commissione; il mancato rispetto dei requisiti ne impedisce la messa in commercio con il marchio DOCG.

Inoltre, la legislazione prevede che le DOCG abbiano facoltativamente un’ulteriore segmentazione in alto in sottozone o microzone ovvero la menzione geografica aggiuntiva. In Italia, vi sono alcune DOCG (ad esempio il Barolo) che prevedono questa segmentazione che va considerata come classificazione a sé, ovvero la punta della piramide qualitativa.

Ho descritto le procedure per ottenere la denominazione di origine controllata o altri marchi di qualità, sigle, acronimi che prevedono l’intervento di un’autorità intermedia che “certifichi” per iscritto e per mano di un essere umano ciò che il protocollo blockchain oggi può garantire l’autenticità di un documento digitalizzato che certifica la proprietà intellettuale e scientifica di un determinato processo sperimentale o un documento di analisi sensoriale, per esempio.

Tali scenari discendono dall’applicazione del protocollo blockchain e sarebbe incorretto ricondurli ad una mera realtà distopica perché, a nostro avviso, i vantaggi che possono derivarne sono innumerevoli e reali. Un primo risultato potrebbe esplicarsi attraverso una tutela dei diritti della proprietàò intellettuale all’interno di un processo sperimentale per mezzo del rapido tracciamento di tutti gli eventi rilevanti che interessano il loro intero ciclo di vita, tra cui, ad esempio: deposito, pubblicazione, registrazione, pagamento delle tasse, trascrizioni, transazioni, uso effettivo di un elemento chimico, etc. Il protocollo blockchain consente alle informazioni di essere archiviabili, registrabili e trasferibili con un grado di certezza praticamente assoluto e di essere insuscettibili di alterazione, con evidenti vantaggi rispetto ai tradizionali database provato. In alcuni ambienti si utilizza già il termine di “SMART IP rights” in “SMART IP registries”. Grazie all’utilizzo di applicazioni interoperabili con la piattaforma blockchain viene inserita un’impronta digitale univoca, tramite l’inserimento del dato concernente il titolo di PI sotto forma di stringa numerica (cd. hash value), il quale costituisce una inalterabile certificazione. Tale inalterabilità discende dall’attuazione della tecnica del cd. “Merkle hash tree”: si tratta di un albero binario che consente di salvare una serie infinita di hash value, tutti facenti capo ad un singolo hash valueche funge da archivio generale. Le foglie dell’albero Merkle sono gli hashes di singoli blocchi della blockchain. I dati delle transazioni saranno verificati e dovranno risultare identici tra tutti i computer contenenti i blocchi per poter essere approvati dal registro. Maggiori dettagli in merito verranno comunque esposti di seguito. Il meccanismo sopra descritto garantirebbe numerosi benefici, tra i quali una evidente semplificazione della raccolta di prove attestanti le vicende relative a ciascun titolo di PI (comprese le importanti prove d’uso del marchio, indispensabili per far fronte ad eventuali azioni di cancellazione di terzi) con conseguente facilitazione della redazione di due diligence, indispensabili nelle operazioni societarie. E’ invevitabile considerare che tra le autorità intermediarie con compiti di certificazione si avverte ancora oggi una naturale ritrosia ad accettare l’ingresso di questo sistema innovativo. Tuttavia, alcuni pubblici ufficiali hanno aderito ad un approccio più aperto a questo nuovo protocollo e si sono resi disponibili a gestire essi stessi piattaforme blockchain nei settori di pertinenza. Un modello di riferimento su tutti è NOTARCHAIN, la blockchain certificata dei notai. Con questo sistema, le autorità di intermediazione, consapevoli della irrinunciabilità al nuovo mezzo di gestione delle transazioni, si sono ritagliate comunque un ruolo, salvandosi dalla loro stessa estromissione. Con Notarchain hanno assicurato la certezza della immodificabilità dei dati inseriti (garanzia ontologica alla blockchain), ma viene altresì eseguito un controllo preventivo sull’identità dei soggetti coinvolti, nonché sulla correttezza e completezza dei dati stessi inseriti nella catena. Il compito di dette attività è, pertanto, quello di sopperire a funzioni di certificazione che, allo stato corrente, non sono esperibili tramite la nuova tecnologia. Tale aspetto potrebbe avere una certa rilevanza anche nel settore della proprietà intellettuale. il rilascio di un titolo brevettuale, richiede degli investimenti non trascurabili per i titolari dei diritti di proprietà industriale sulla relativa invenzione, soprattutto a causa dell’intermediazione richiesta ad autorità incaricate di analizzare dette domande. In collaborazione con il CAV e l’Università di Parma testeremo attraverso il protocollo blockchain durante le fasi di prototipazione scientifica il superamento dell’attività di intermediazione di autorità esaminatrici registrando un “capitolato digitale” utilizzando una firma biometrica e un timestamp tale da poter essere tendenzialmente esenti da contestazioni da parte di terzi. Ci sono elemetni come la confondibilità del marchio richiesto con i marchi anteriori, interferenza del brevetto richiesto con brevetti preesistenti, sussistenza del requisito dell’inventive step nell’invenzione di cui si chiede la brevettazione che si possono oggi ridurre ad un’unica operazione su “smart contract” con firma biometrica. In ogni caso le tecnologie adottate non hanno il compito di sostituire l’attività valutativa umana. Esistono altre applicazioni del protocollo blockchain per la certificazine della proprietà intellettuale e quella dei diritti d’autore delle oepre d’arte è diversa ma funzionale perchè consente la creazione di un database digitale unico, diffuso a livello globale, ma allo stesso tempo decentrato, l’iscrizione al quale consente di attestare la paternità della propria opera, superando la complessità ed i limiti delle procedure ad oggi in essere. La trasparenza, ma, allo stesso tempo, l’impossibilità di alterare i dati relativi all’opera d’arte in questione, che è resa nota a livello globale assieme ai dati del suo autore, rende praticamente impossibile qualsiasi suo sfruttamento indebito. Il frutto di tale semplificazione è senz’altro un aumento di investimenti degli operatori sulle risorse di proprietà industriale, con il contestuale scavalcamento delle autorità quali la SIAE. Il registro pubblico alla base della blockchain, con la sua peculiare trasparenza e garanzia di autenticità, potrebbe contenere i dati dei soggetti autorizzati ad utilizzare i diritti di PI (titolari, licenziatari, distributori, etc.) ed attestanti la provenienza degli articoli riportanti determinati marchi o incorporanti determinati brevetti/design/copyright, in modo da consentire una verifica più efficiente dell’autenticità e della legittimità degli articoli identici o simili in circolazione sul mercato e/o della relativa composizione. Inoltre, tale modalità di impiego, permette una più efficiente interazione tra i soggetti coinvolti nella transazione.


Si pensi al caso in cui un articolo, di cui sono tutelati vari aspetti mediante brevetti di vari produttori, viene venduto e passato al lettore di un codice a barre di una cassa di un supermercato a cui è stato fornito, e una certa percentuale del suo prezzo di vendita viene automaticamente ed istantaneamente inviata in qualità di royalty [token] ai titolari dei differenti brevetti o del prototipo scientifico del genotipo del luppolo italiano, nel caso l’ATS creata per gestire il GOI PROHOPSMARTCHAIN. La cassa sarebbe interfacciata con uno “smart contract”, a cui vengono inviati i dati inerenti alla transazione, che provvede a movimentare prescelte valute elettroniche fra il supermercato ed i titolari del brevetto in modo automatico e secondo prestabilite percentuali, sulla base di quanto scritto nel codice software dello “smart contract”. Il titolare di un brevetto incassa quindi le royalties di un brevetto o di un marchio o di un prototipo istantaneamente, nel momento in cui avviene la vendita al consumatore. Nello stesso momento, una macchina utensile, interfacciata con uno “smart contract”, realizza un pezzo tutelato da un design ed esegue, automaticamente, il pagamento di una royalty al titolare del design mediante lo spostamento di una valuta elettronica. Il motore di questa innovazione di programmi esponenziali risiede proprio negli “smart contract”: codici software che vengono eseguiti in modo automatico e sicuro da un sistema decentralizzato, quale il sistema informatico basato su una piattaforma blockchain, e che pongono in attuazione condizioni contrattuali stabilite fra le parti.m Tali codici software contengono tutte le istruzioni per eseguire in modo automatico e deterministico (ovvero a fronte dei medesimi ingressi producendo sempre gli stessi risultati) determinate attività elettroniche (e.g. il trasferimento di asset [risorse] , di valute, la scrittura di informazioni), implementando a livello esecutivo la volontà negoziale espressa dalle parti. E, per garantire la necessaria fiducia nel meccanismo, è necessario “il consenso” di un sistema decentralizzato che non può essere modificato da nessuna delle parti coinvolte né da terzi: una piattaforma che sia impossibile da manomettere e da “disattivare”. L’idea degli “smart contract”, così di attualità e destinata a cambiare molti aspetti del mondo commerciale ed in realtà tutt’altro che recente infatti la paternità dell’idea è del ricercatore esperto in criptografia Nick Szabo, che nell’oramai lontano 1996 ha pubblicato sulla rivista Extropy l’articolo “Smart Contracts: Building Blocks for Digital Markets” contenente l’idea ed i principi teorici alla base dei moderni “smart contract”. Nel 2020 il governo italiano avrebbe dovuto provvedere a rilasciare i decreti attuativi in seguito alla conversione del decreto Semplificazioni 2019 hanno sancito per legge la definizione di smart contract e di Distributed Ledger Technology (ovvero la tecnologia alla base della Blockchain). Pertanto, l’identificazione di un preciso inquadramento giuridico – unitamente alle disposizioni in materia di antiriciclaggio (UE) e alle relazioni pubblicate da Banca d’Italia – sembra aver portato alla generale accettazione dei fenomeni crypto nel pieno rispetto delle libertà dell’individuo e del progresso tecnologico globale. Nonostante la percepita natura digitale delle criptoattività, è chiaro che la diffusione delle diverse fattispecie ha portato (e porterà) alla nascita di nuove attività economiche organizzate – anche sotto forma di impresa – configurando, di fatto, una potenziale rilevanza sia da un punto di vista legale che tributario.

Se nel 1996 l’idea di base degli Smart Contract era già stata formalizzata, la tecnologia dell’epoca non era certamente matura ed è solo con il recente avvento della tecnologia blockchain che si è riusciti a soddisfare quell’ultimo requisito mancante – ma così essenziale – per far vivere davvero nel mondo reale gli “smart contract”: la garanzia dell’immutabilità e dell’impossibilità di alterazione del codice (il codice infatti di uno smart contract è vera e propria legge: “Code is law”). Una piattaforam blockchain consente infatti di eseguire, in maniera decentralizzata fra tanti nodi (spesso distribuiti fra vari paesi), gli “smart contract” e ne impedisce la manipolazione ovvero la modifica del codice: ed è proprio la decentralizzazione della blockchain, ovvero l’assenza di un ente centrale (potenzialmente “attaccabile”) che crea il necessario meccanismo di immutabilità e fiducia alla base di uno “smart contract”. Il vantaggio competitivo della blockchain, rispetto ai sistemi attuali, risiede soprattutto nella sua peculiarità di essere uno strumento diffuso e trasparente, accurato ed immutabile. Diffuso perché, come si legge nel paragrafo precedente, è costituito da un registro informatico pubblico e condiviso di dati visibili a tutti, che fa della blockchain una vera e propria ‘trust machine’. Accurato perché il ‘meccanismo della fiducia’ verifica ogni dato che fa parte del registro pubblico ed immutabile in quanto basato sulla criptografia. Su queste basi si apre la nuova era del LEGALTECH, che non necessita più di Third Trusted Parties (autorità di certificazione intermedie quali i notai o i registri pubblici tradizionali) e di cui gli smart contracts sono la massima espressione. Sebbene molti di noi nutrano delle aspettative considerevoli in merito a questo nuovo strumento di transazione, ad oggi, esso si trova ancora ad uno stato di grande sperimentazione consolidata. Nonostante il protocollo blockchain consenta dei fenomeni di automatizzazione in numero sempre crescente e sebbene la modalità di interazione degli hash values permetta il superamento delle autorità intermedie con meri compiti di certificazione, non è ancora possibile intravedere la possibilità di bypassare il giudizio umano. In altre parole, il protocollo blockchain come registro pubblico in cui vengono immessi dei contratti predisposti e negoziati dalle persone fisiche sotto forma di un hash value avente valore legale può essere un elementoi d’innovazione straordinario per una filiera digitalizzata. Il contenuto delle singole clausole contrattuali, peraltro, non è stato elaborato dal sistema blockchain, ma è il frutto della volontà negoziale delle parti che, preferibilmente con l’aiuto di un consulente scientifico, hanno predisposto il docuemnto risultatne dall’analisi della sperimentazione prendendo in considerazione tutte le peculiarità della fattispecie concreta. Per fare un esempio concreto, inerente al settore della proprietà industriale, si pensi alla volontà del titolare di un marchio di concedere una licenza esclusiva d’uso dello stesso marchio ad un distributore di determinati prodotti. Ad oggi, il titolare del marchio ed il distributore/licenziatario hanno la possibilità di contrattare in autonomia il contenuto negoziale dell’accordo di licenza. Una volta predisposto il testo contrattuale, questo potrà essere inserito nella blockchain sotto forma di smart contract, le cui clausole, in veste di codici crittografici, saranno lette da un hardware che ne controllerà la relativa esecuzione. Tale tipo di accordo diviene così irrevocabile. Significa, cioè, che una volta sottoscritto dalle parti ed inserito nella blockchain, esso può essere risolto e/o modificato dalle parti fino alla completa esecuzione che, in alcuni casi come i pagamenti delle royalties, potrebbe avvenire in modo del tutto automatico. Tra tribunali elettronici ed algoritmi in grado di comporre le vertenze le professioni legali hanno un’area di azione sempre più circoscritta. L’intelligenza artificiale sarà presto in grado di formulare accordi sempre più personalizzati ed i legali non possono che esserne felici: si risparmieranno infinite e estenuanti sessioni di negoziazioni tra i contraenti e più tempo per durare i dettagli che una macchina non potrà mai individuare senza la presenza di un essere umano. Sono strumenti digitali fondamentali per un digital farmer che vuole competere con un ecosistema della catena di distribuzione del luppolo a livello mondiale. Tali strumenti sono in grado di far centrare uno degli obiettivi più importanti nella produzione agricola moderna che è quello di sviluppare sistemi produttivi integrati e sostenibili. Ciò coincide con la razionalizzazione dell’uso dei mezzi tecnici e delle risorse naturali attualmente disponibili (acqua, suolo, energia) e con la messa in atto di un concetto di assistenza tecnica molto più efficace e sensibile ai repentini mutamenti del clima. Allo stesso tempo occorre che l’agricoltore e i partner effettivi del GOI PRO HOPS concepiscano una produzione adeguata alla sua sostenibilità economica ed al mercato sufficientemente competitiva dal punto di vista quantitativo e qualitativo in modo da garantirgli un reddito grazie anche alla qualità della produzione in rapporto alle esigenze dell’industria di trasformazione.

L’obiettivo di rendere l’agricoltura sempre più sostenibile non può essere raggiunto se non attraverso il passaggio da un’agricoltura convenzionale ad una agricoltura integrata, sia a livello di processo (livello aziendale) che di prodotto. I concetti di produzione integrata (IP) e agricoltura integrata (IF) (Integrated Farmer) saranno sviluppati come un “concetto olistico” che coinvolge tutte le attività inerenti la filira del luppolo, i siti geografici specifici e le situazioni delle aziende. Solo in questo modo è possibile rendere il comparto agricolo veramente sostenibile e competitivo. La Commissione Europea dal 2014 ha deciso di rendere obbligatoria l’agricoltura integrata. Ciò comporta lo sviluppo di una sinergia tra i diversi approcci e le varie metodologie di controllo delle problematiche fitosanitarie delle colture. La modellazione matematica del problema è il primo passo nella definizione di nuovi processi di lavorazione e innovazione di programmi. Scopo del sistema applicato per la prima volta in un GOI è quello di ottimizzare una funzione obiettivo che dovrà sicuramente minimizzare variabili di stato come: utilizzo di acqua, impiego di fertilizzanti (e quindi costi), tempo di lavoro, combinazioni sinergiche, lavorazioni digitalizzate, intervento della precision farming, modalità innovative di svolgere l’esercizio della cooperazione decentralizzata.

INNOVAZIONE DI PROGRAMMI SCIENTIFICI

La produzione di materiale vivaistico rappresenta il primo e fondamentale anello del processo produttivo frutticolo, poiché in grado di condizionarne fortemente la redditività. L’obiettivo generale del piano è dotare la fase di sperimentazione relativa al vivaismo frutticolo regionale di innovativi strumenti digitali cloud e tecnologie iperconvergenti in grado di notarizzare i processi di lavorazione attraverso il protocollo blockchain, timbro temporale e firma biometrica per certificare l’autore che immette sulla piattaforma i dati come risultato della sperimentazione scientifica [prototipo notarizzato] oltre a quelli relativi ai processi di trasformazione della materia prima del luppolo lungo la filiera di prodotto digitalizzata e decentralizzata.

Obiettivi generali del progetto

L’obiettivo generale del progetto è aumentare il livello dello standard produttivo della principali specie attraverso l’agricoltura di precisione e sistemi di supporto alle decisionali, in grado di fornire utili informazioni all’intera filiera, dal produttore, al tecnico di campo (smart farming) e i il protocollo blockchain per la notarizzazione dei processi di lavorazione. Il presente piano si prefigge di valorizzare la filiera del luppolo regionale grazie all’introduzione di un innovativo Sistema Olistico Integrato di Qualità che possa garantire valore aggiunto al luppolo di qualità grazie al miglioramento continuo dei capitolati ambientali, colturali, nutrizionali, tecnologici e di gusto già applicati nel territorio Emiliano Romagnolo certificati su blockchain e con firma biometrica. Sarà valorizzata la provenienza distintiva della materia prima, l’elevata sostenibilità ambientale delle produzioni, la sperimentazione di nuova cultivar biodiversa, adatte al territorio di coltivazione (in condizioni di mutati scenari climatici), con tecniche colturali a basso impatto, saranno sviluppati marker chimici di qualità, nutrizione e gusto scientificamente valutati e statisticamente applicati anche sui prodotti trasformati.

La concorrenza elevata delle produzioni estere a prezzi inferiori e con l’obbligo di importare dalla germanaia e dagli Stati Uniti la specie del luppolo il GOI spinge il mercato regionale a valorizzare il proprio prodotto in funzione ella creazione di un futuro genoma del luppolo italiano. Il progetto si propone quindi di

  1. caratterizzare il luppolo Made in Emilia-Romagna,
  2. validare il metodo innovativo di notarizzazione del prototipo e dei processi di organizzazione e di lavorazione
  3. realizzare la prima filiera di prodotto realmente digitalizzata e decentralizzata
  4. mettere a punto di una Piattaforma di Gestione Decentralizzata [PGD] integrato con i quaderni di campagna digitalizzati

Riepilogo risultati attesi

I risultati del progetto sono configurati in una serie di prodotti e servizi che comprendono strumenti quali una rete di rilevamento e monitoraggio dello stato delle superfici, un pacchetto di formazione per tecnici ed agricoltori ed una serie di relazioni sia divulgative che tecnico scientifiche sul progetto. La piattaforma basata sul protocollo blockchain registrerà tutte le informazioni provenienti dai dispositivi di misura della rete collocati in campo in grado di rilevare dati ambientali, stato del suolo, stato della coltura (misure biometriche atte ad individuare accrescimento e stato di maturazione). Queste informazioni saranno integrate con quelle raccolte in azienda (gestione degli impianti) e nei centri di conferimento (analisi e monitoraggio delle produzioni) La piattaforma di Gestione Decentralizzata [PGD] sarà gestita autonomente e in modo decentralizzato dai tecnici agli agricoltori, in funzione delle specie e varietà, semplificando così l’accesso ai dati. La piattaforma sarà dotata anche di un software di un canale di comunicazione fra gli attori interni [partner effettivi] ed esterni [partner associati] alla filiera. Il progetto si completerà con un’analisi costi-benefici, resoconto delle attività svolte linee guida per un modello di filiera digitalizzata sostenibile, riproducbile e scalabile.

RISULTATI PREVSITI INNOVAZIONE SCIENTIFICA

Un piano di innovazione aperta inserito per la prima volta in un GOI un’innovazione di programmi esponenziali per la notarizzazione dei processi della sperimentazione scientifica sulla prototipazione di un nuovo genotipo del luppolo italiano. Saranno introdotte nuove varietà (biodiverse) sperimentando nuovi genotipi coltivati nel territorio di coltivazione emiliano — romagnolo, le quali saranno migliorate con l’introduzione di determinati caratteri che possano evidenziarne la loro resistenza a stress biotici e abiotici (resistenti a condizioni pedo-climatiche modificate e sempre più estreme siccitose/alluvionali), e che siano in grado di evidenziarne anche caratteristiche uniche di gusto e sapore. Infine, si applicheranno tecnologie innovative e dedicate per il mantenimento della qualità elevata della materia prima conferita attraverso l’applicazione di “dedicated mild technologies” utilizzate in modo riservato nei punti di processo “sensibili” per le molecole della qualità e del gusto. Il progetto proporrà a tutto il sistema dei “portatori d’interesse”, consumatori in primis e Grandi Organizzazioni di Distribuzione compresi, tutte le informazioni della filiera notarizzate e visualizzabili su una piattaforma pubblica internazionale e attraverso un QRcode validato su blockchain presente sula prodotto finale: certificazione di provenienza, autenticazione di corretto impatto sociale e ambientale della produzione regionale, modelli e prodotti di elevata qualità nutrizionale e di gusto. Il tutto in garanzia d’informazione decentralizzata, sensibilizzazione e coinvolgimento attivo di tutti gli attori della filiera del luppolo presenti in questo Piano di Innovazione.

RISULTATI INNOVAZIONE TECNOLOGICA

Principali benefici/opportunità apportate dal progetto all’utilizzatore finale, che uso può essere fatto dei risultati da parte degli utilizzatori Sulla scala sociale le principali ricadute delle tecnologie introdotte sono individuate in termini di:

  • riduzione degli scarti
  • riduzioni di energia consumata
  • riduzione delle concimazioni
  • miglioramento qualitativo: pezzatura, maturazione Il progetto porterà benefici su tutta la filiera, in particolare sul lato produttivo (soci) attraverso:
  • aumento del controllo sull’impianto
  • aumento della superficie monitorata
  • riduzione dei tempi di intervento
  • riduzione dei rischi
  • affidabilità di avvisi ed allerte (irrigue, nutrizionali )
  • riduzione dei tempi di test delle nuove varietà
  • disponibilità di strumenti di verifica real-time della gestione agronomica
  • sviluppo di dispositivi fruibili (a basso costo) per tutti sul lato del conferimento:
  • tempi di consegna
  • organizzazione volumi da gestire
  • maggior margine di conservabilità
  • riduzione degli scarti e quindi dei costi associati sul lato commercializzazione:
  • maggior disponibilità alle richieste del mercato
  • maggior richiesta di mercato grazie alle buone pratiche agricole in particolare riduzione del CPF

– Azione “Sopralluoghi e analisi delle superfici” e Azione “Monitoraggio in campo” o Monitoraggio delle grandezze meteo, suolo, crescita frutto, della fertilità, della maturazione dei frutti, del C organico nel suolo.

– Acquisizione dati relativi alla prima fase di lavorazione e sperimentazione

– Azione “Monitoraggio post-raccolta” o Valutazione della conservabilità dei prodotti attraverso analisi distruttive.

– Quantificazione delle produzioni per impianto, distribuzione in classi di pezzatura e qualità dei prodotti.

– Azione “e Azione “Analisi dei dati e dei costi” o Quantificazione della Footprint o Valutazione online del prodotto

Il Piano prevede le seguenti attività:

Attività 1: Applicazione delle migliori tecniche agronomiche di coltivazione e irrigazione (water savings incentive program) rispettose per l’ambiente e la salute dell’uomo.

Attività 2: Introduzione di specifiche varietà agro-bio-diverse più idonee ai diversi terreni agricoli regionali (resistenti a stress biotici e abiotici in un regime di accentuata problematicità).

Attività 3: Applicazione delle migliori tecnologie di processo (in grado di garantire il mantenimento della qualità nutrizionale e delle caratteristiche di eccellenza di gusto e sapore) che portino alla creazione di prodotti di alta qualità

Attività 4: Caratterizzazione completa e valorizzazione delle molecole nutrizionali/funzionali e di quelle caratterizzanti il gusto dei derivati ottenuti correlandole a quelle marker del territorio di provenienza.

Attività 5: Divulgazione. Divulgazione per fornire elementi informativi e tecnici di base per poter comprendere al meglio i principi su cui si fondano le innovazioni apportate dal Piano trasferimento di una nuova modalità di certificazione dei capitolati relativi alla prototipazione scientifica dell’Università di Parma.

Esercizio della cooperazione per garantire la corretta applicazione di quanto contenuto nel Piano stesso attraverso il monitoraggio dello stato d’avanzamento dei lavori e la definizione delle azioni correttive.

LE FILIERA POST COVID-19

Agricoltori, allevatori, distributori e rivenditori di beni agroalimentari desiderano che le materie prime aggiungano il consumatore finale rapidamente e nelle migliori condizioni possibili, tenendo traccia dei loro spostamenti e di tutti i trattamenti per conoscere la storia del prodotto e quindi compiere un’acquisto in modo più consapevole. I nuovi utenti finali della supply chain non si chiamano più consumatori perché in un’epoca post-covid-19 saranno tutti più attenti alla qualità e alla sostenibilità ambientale dei prodoti agro-alimentari chiedono di conoscere la storia dei prodotti e dei loro ingredienti, affinché ne venga garantita la provenienza rispettando la strategia F2F – Farm to Fork – uno dei 10 capitoli nella tabella di marcia del c.d. European Green Deal, la nuova ‘strategia di crescita per l’Europa.

L’applicazione del protocollo blockchain per la notarizzazione dei processi di lavorazione di una filiera corta di una materia prima a chilometro “0” – “0chain” – sarà sperimentata per la prima volta nella filiera di prodotto del luppolo in un groppo operativo di innovazione. Il pilota nel campo della “Smart Agriculture” sfrutta i dati originati dall’infrastruttura IoT e ne consente uno scambio sicuro sfruttandoil protocollo blockchain. In questo modo i processi di lavorazione della materia primasono validati in modo affidabile, per migliorare la fiducia tra produttori, distributori e utente finale rendendo più trasparente l’intera catena di produzione e approvvigionamento della materia prima. Sarà il primo caso in Italia in cui un gruppo operativo d’innovazione dell’agrifood utilizza una piattaforma IoT decentralizzata, in cui i dati vengono scambiati tra diverse applicazioni e strumenti informatici senza la necessità di spostarli dalle fonti originarie. Il protocollo blockchain e i registri distribuiti rappresentano le tecnologie ideali per rispondere a questa sfida, grazie alla capacità rivoluzionaria di immagazzinare e rendere immutabile condivise le informazioni relative ai processi di lavorazione della materia prima lungo la filiera agroalimentare.

L’emergenza sanitaria che stiamo ancora vivendo dovrà necessariamente generare nuove direttrici tra il mondo dell’agroalimentare e quello del digitale, della tecnologia e del web. Il presente/futuro del settore dell’agroalimentare è legato alla tracciabilità e alla digitalizzazione dei dati che nell’era della “platform economy” – nella quale ci siamo catapultati non vedrà più l’utilizzo di carta e spreco di tempo e denaro per il trasporto da una sede all’altra degli attori della catena: saranno i dati digitalizzati [data driven] a velocizzare i tempi e modalità per effettuare transizioni economiche basate su smart contracts. Questo sarà il primo gruppo operativo di innovazione che non stamperà un solo foglio di carta: i documenti e le firme saranno validate online attraverso una piattaforma blockchain con un notevole risparmio in termini di risorse economiche e di tempo e vantaggi notevoli per la sostenibilità ambientale. Attraverso l’uso di tecnologie IoT e firma biometrica per esempio le infrastrutture informatiche ci permetteranno di immagazzinare e conservare informazioni in modo innovativo e sicuro su un cloud certificato. Le informazioni vengono registrate automaticamente su blocchi chiusi e consecutivi con una chiave crittografata in modo che non siano più sovrascrivibili.

Le materie prime aagro-alimentari attraversano molti luoghi e vivono molte storie prima di essere consumati: la’gricoltore, il produttore, un trasportatore, il trasformatore, il confezionatore, il mercante all’ingrosso e altri intermediari, prima di giungere al consumatore. Se solo uno di questi attori falsifica la data di produzione o modifica alcuni passaggi, la qualità è compromessa e si ripercuote lungo tutta la cateda di distribuzione. Se i processi di lavorazione di tutta la filiera sono validati su una piattaaforma blockchain è possibile rislaire in tempi utili al lotto danneggiato, ma non si possono modificare i dati validati. In questo ecosistema blockchain gli attori decidono quali dati rendere pubblici. Tutti i partecipanti possono impostare livelli di accesso personalizzati e collaborare in modo sicuro poiché i dati sono digitali, distribuiti e non modificabili. La possibilità di documentare tutte le relazioni commerciali che portano alla transazione finale con il consumatore inaugura un’epoca in cui ogni materia prima può essere monitorata durante i processi di lavorazione in tempo reale dalla fattoria alla tavola, con in più sostanziali vantaggi economici per le aziende coinvolte direttamente nella gestione del flusso dei dati all’interno della filiera di prodotto. Un recente studio del Food Marketing Institute degli USA ha dimostrato che il 44% dei consumatori esige informazioni dettagliate sulle modalità di produzione del cibo acquistato. In campo agroalimentare, il registro distribuito digitale permette di tracciare un alimento sin dalla coltivazione e quindi la geocalizzazione della terra coltivata, ripercorrendo la filiera, sino al rivenditore del prodotto, in maniera “precisa [precision farming] ed immutabile.

Tale innovazione affiancata da altre tecnologie sviluppate, come ad esempio un codice lettore QR Code, garantiscono maggiore sicurezza e trasparenza tra tutti i player della filiera. Attraverso queste tecnologie, sul registro distribuito restano tracciati i vari passaggi, che vengono archiviati al fine di rendere la catena sicura e garantire con certezza tutti i passaggi al consumatore. Il consumatore ha l’opportunità di scoprire autonomamente tutte le varie fasi del prodotto alimentare: la vita, la specie, dove è cresciuto o dove è stato coltivato, la metodologia di produzione, la tipologia di coltivazione, la presentazione del prodotto, la geo-localizzazione, una videostoria [sorytelling] e anche altri innumerevoli processi che interessano i consumatori.

Oltre all’immagazzinamento delle informazioni, i coltivatori, i distributori ed i consumatori possono risalire la catena sin dalla geolocalizzazione dei terreni coltivati, attraverso l’utilizzo di piattaforme tech, con foto e analisi dei processi di produzione da caricare su un’apposita applicazione.

La fase di creazione avviene attraverso delle analisi che vengono effettuate sul terreno in grado di verificare l’esistenza delle diverse molecole, catalogate successivamente on cloud e notarizzate sulla piattaforma blockchain. L’obiettivo è quello di ottenere per il prodotto finale una vera e propria carta d’identità minuziosa [QR code] che non potrà essere successivamente falsificata e quindi combattere le frodi di prodotti «Made in Italy».

La tracciabilità alimentare attraverso il protocollo blockchain consente di avvalorare operazioni di marketing che puntano su specifiche caratteristiche di prodotto Made in Italy ed è uno strumento funzionale per accrescere la competitività e migliorare i processi produttivi delle filiere di prodotto agrifood. Infatti, consente di rispondere alle sempre maggiori richieste da parte dei consumatori di trasparenza e di sicurezza, individuando le responsabilità lungo tutta la filiera produttiva.

Nel settore agifood la necessità di conoscere l’origine di ciò che si mangia è diventata una materia prioritaria e l’unica direzione in cui le aziende possono muoversi è verso l’innovazione metodologica, tecnologica e un cambiamento di approccio culturale. Il fine deve essere il miglioramento dell’efficienza interna e della comunicazione esterna con altri attori della filiera e gli utenti finali, proprio in un’ottica di trasparenza ed autenticità.

Con l’emergenza coronavirus e le difficoltà che il mondo agroalimentare sta incontrando con il calo delle vendite, la vera forza è rappresentata proprio dall’innovazione e dalla tecnologia. Una nuova e concreta proposta per rilanciare la propria produzione d’eccellenza agro-alimentare Made in Italy.

DIGITAL TRANSFORMATION DELLA FILIERA DI PRODOTTO

Con le parole Digital Transformation (in italiano “trasformazione digitale”) si intende l’integrazione della tecnologia e dei modelli provenienti dalla digitalizzazione, in tutte le aree di business con i relativi cambiamenti nel modo di operare delle aziende e del loro personale. Per le aziende e gli enti del settore agrifood il processo di digital transformation – trasformazione digitale – è abilitato dallo sviluppo di nuove tecnologie, ma non si limita alla loro adozione, perché integra e coinvolge tutto l’ecosistema di filiera toccato dal processo, incentivando la trasparenza, la condivisione e l’inclusione di tutti i partecipanti. La trasformazione digitale è un processo rivoluzionario che sta investendo tutti i settori aziendali, anche quelli un tempo considerati tradizionali o lontani dal mondo della tecnologia. Non si tratta di innovare processi già strutturati ma di modificare in modo sostanziale la cultura delal fileira agro-alimentare. Il centro del processo è il passaggio da una visione fondata sul prodotto e sulla opportunità di renderlo sempre più efficace, a una nuova visione “utente centrica”. Non si tratta semplicemente di creare prodotti e servizi migliori, ma di ascoltare l’utente e conoscere le sue esigenze, creando conseguentemente prodotti che rispondano sempre più esattamente a nuovi bisogni e modalità di fruizione dei servizi. La conoscenza dell’utente, delle sue specificità e dei bisogni impone di adottare tecniche e strumenti per sapere chi è, qual’è la sua domanda di prodotti o servizi e le specifiche esigenze. La trasformazione digitale non riguarda esclusivamente la tecnologia. Oltre a questa, le aziende agricole, enti di ricerca, aziende di trasformazione, di conferimento e di distribuzione devono concentrarsi su sei pilastri per ripensare alla trasformazione digitale come a un “cambiamento abilitato dalla tecnologia”. Questi sei pilastri rappresentano la spina dorsale del successo di un progetto di digital transformation di filiera:

  1. Customer experience interna ed esterna
    Ogni soggetto partecipante alla filiera deve comprendere il percorso, i comportamenti e le aspettative del cliente prima di investire nella tecnologia, e deve conoscere l’esperienza dei propri partecipanti.
  2. Persone: il cuore della trasformazione
    Senza il giusto talento o senza concentrarsi sulle persone, la filiera di prodotto agroalimentare avrà difficoltà nel competere con le altre fileire industriali e internazionali sul piano dell’innovazione e trasformazione digitale.
  3. Cambiamento e resilienza
    Non possiamo avere alcun tipo di trasformazione senza cambiamento. Il cambiamento è problematico ma inevitabile. Comunicare le proprie aspettative ai parner effettivi. Fornire gli strumenti online e l’ambiente di lavoro cooperativo necessari per permettere ai partecipanti di gestire il cambiamento di mercato.
  4. Innovazione culturale, manageriale, tecnologica
    Per trasformare, ci deve essere innovazione, un’improvvisa scintilla di creatività che porta alla nascita di qualcosa di nuovo per una filiera di prodotto su una coltivazione sperimentale per il mercato italiano come quella del luppolo è necessaria condividere una visione comune sul tipo di comunicazione, di collaborazione e della libertà di creare.
  5. Leadership decentralizzata – volontà comune di evolversi e migliorare
    Se vogliamo che l’organizzazione si trasformi, il cambiamento deve essere supportato e promosso dal basso in modo orizzontale, dato che l’innovazione tecnologica si rinnova rapidamente, non c’è tempo per chi dall’alto non ha intuito il valore della digital transformation della filiera.
  6. Cultura del cambiamento
    La digital transformation della filiera non può avvenire senza la giusta cultura aziendale decentralizzata. E’ necessario creare un ambiente in cui le esperienze dei partecipanti e dei potenziali utenti regnino sovrani, dove il cambiamento è pianificato e l’innovazione è posta al centro dell’attenzione di tutti i processi di lavorazione.

La nostra campagna di comunicazione prevede marketer aziendali condivisi per una reale digital transformation della filiera.

  1. Facendosi guidare dai dati
    I dati devono essere unificati e integrati tra i diversi reparti e idealmente con i partner esterni per capire bene dove si trovano i potenziali clienti e come si muovono attraverso il processo di acquisto.
  2. Utilizzando il marketing e sales automation
    Al fine di offrire un’esperienza di marketing e vendita personalizzata, gli specialisti avranno bisogno di un alto livello di controllo sui loro canali. Solo allora saranno in grado di identificare i punti di calo dell’esperienza del cliente e assicurarsi che ciò che stanno offrendo soddisfi le esigenze dei clienti in ogni fase del processo d’acquisto.
  3. Ottimizzando le proprie attività grazie ad un’analisi continua
    Nulla di tutto questo funziona senza l’analisi dei comportamenti dei consumatori attraverso i diversi canali. Parliamo di web analytics, marketing analytics e sales analytics. Esperimenti, modifiche iterattive e miglioramenti graduali contribuiscono tutti ad una strategia di marketing ottimale basata sull’esigenze di un cliente/utente nuovo, digitalizzato.

La Digital Transformation nella filiera di prodotto

Con la Digital Transformation della filiera gli attori della catena agro-alimentare possono scoprire nuovi modi i cui erogano formazione, per creare esperienze di apprendimento più efficienti e in grado di avere un impatto reale sul business. La formazione online sulla digital transformation deve essere una risorsa/valore condiviso del gruppo operativo d’innovazione ProHops che deve quindi “trasformarsi digitalmente”, ma anche “facilitare la Digital Transformation della filiera”. Con l’introduzione di nuove tecnologie, processi e procedure e piattaforme informatiche, la formazione aziendale deve garantire che tutti i parteciapanti possano formarsi e acquisire le competenze (“digital skills”) e i comportamenti necessari per far progredire l’organizzazione in un mercato internazionale sempre + digitalizzato. E questo sviluppo di competenze avviene oggi online attraverso nuovi strumenti digitali di e-learning condivisi.

Per attuare una Digital Transformation di filiera l’unico approccio possibile è quello win-win autoconsapevolezza organizzativa indispensabile per migliorare la qualità della vita lavorativa creare filiere di prodotto per raggiungere obiettivi condivisi che non si potrebbero raggiungere individualmente. In modo cooperativo. Quello che stiamo vivendo è un momento particolarmente importante di autoanalisi per far emergere punti di forza e debolezza, ovvero ciò che funziona o non funziona in un modello di filiera classica partendo dall’analisi delle aree di criticità dove indirizzare risorse, energie e azioni di miglioramento continuo. A cadenza mensile sarà indetto un “winwinmeet” – un meeting online attraverso una piattaforma condivisa con una modalità cooperativa e decentralizzata con l’intento di stimolare un confronto costruttivo e sereno tra tutti i protagonisti della filiera allo scopo di migliorare l’efficienza operativa interna ed evitare gli sprechi, stimolare il lavoro di squadra, favorire il dialogo e l’assunzione spontanea di responsabilità, promuovere il senso di appartenenza all’organizzazione. Il winwinmeet è una proposta originale creata dal Responsabile Tecnico del gruppo operativo d’innovazione ProHops come momento di riflessione allargata necessario per osservarsi, interrogarsi, valutarsi con l’obiettivo di intraprendere un percorso a piccoli passi di empowerment, self-empowerment, cambiamento e sviluppo organizzativo cooperativo che consenta a tutti i partner effettivi e non di vincere, non a spese degli altri, ma insieme agli altri e con reciproca soddisfazione.

Partendo dal presupposto che la dinamica win‐win, come negoziato integrativo, rappresenta il meccanismo di coordinamento più evoluto che gli essere umani hanno sviluppato per risolvere i conflitti. Alla base della negoziazione integrativa c’è sempre un atteggiamento cooperativo, teso a esplorare le differenze e cercare soluzioni costruttive al di là delle proprie limitate visioni. I vantaggi del negoziato integrativo sono: la qualità superiore delle soluzioni, la minore probabilità di arenarsi delle negoziazioni, l’ascolto e presa in considerazione di tutte le parti, la produzione di soluzioni creative.

Il negoziato win-win porta a soluzioni mutuamente vantaggiose e in un contesto di filiera per l’affermazione di una coltivazione sperimentale come il luppolo in Italia è l’unico approccio funzionale per rendere il nostro gruppo operativo di innovazione realmente innovativo nella svolgimento dei processi di lavoro, creando uno studio di fattibilità riproducibile, sostenibile e scalabile.

Agricoltura 4.0, che cosa è e perché l’Italia deve investirci

i evoluzione tecnologica in agricoltura si parla da parecchio tempo. Già dagli anni ’90, infatti, grazie a tecnologie satellitari, GPS e software sui macchinari, il settore ha visto diffondersi il concetto di “Agricoltura di Precisione”, intesa come approccio finalizzato ad eseguire interventi agronomici mirati ed efficienti, tenendo conto delle effettive esigenze colturali e delle caratteristiche biochimiche e fisiche del suolo.

Che cosa è l’Agricoltura 4.0 e a che serve

Oggi, grazie alla piena maturazione delle tecnologie digitali, tale strategia vive una “seconda giovinezza”: in particolare attraverso l’Internet of Things e i Big Data, l’Agricoltura di Precisione è in grado di fornire e gestire più informazioni, in maniera più accurata e tempestiva, permettendo di automatizzare attività produttive altrimenti non collegate. Il tutto, integrando le attività di campo con gli altri processi (logistica in primis) che afferiscono all’azienda agricola nel suo complesso, il cosiddetto Internet of Farming. Ebbene, la sommatoria tra Agricoltura di Precisione e Internet of Farming conduce all’Agricoltura 4.0, ovvero l’utilizzo armonico e interconnesso di diverse tecnologie finalizzate a migliorare resa e sostenibilità delle coltivazioni, qualità produttiva e di trasformazione, condizioni di lavoro. Di fatto, l’Industria 4.0, in campo.

Le applicazioni di Agricoltura 4.0

Quali i principali benefici applicativi? L’analisi incrociata di fattori ambientali, climatici e colturali consente di stabilire il fabbisogno irriguo e nutritivo delle coltivazioni, prevenire patologie, identificare infestanti prima che proliferino; di conseguenza è possibile intervenire in modo mirato, risparmiando risorse materiali e temporali ed effettuando interventi più efficaci, che incidono positivamente sulla qualità del prodotto finito.

Il beneficio quindi è sia qualitativo sia quantitativo: si pensi, da un lato, ad aziende agricole che hanno ottenuto un risparmio sugli input produttivi del 30% con il 20% di produzione in più, e dall’altro, ad aziende che hanno ottenuto prodotti di maggiore qualità senza alcun residuo di sostanze chimiche. Non è tutto: grazie a tali tecnologie è infatti possibile stabilire il momento più opportuno per la raccolta e gestirla, se necessario, in più fasi, in modo da cogliere il prodotto nel momento più indicato a seconda dell’utilizzo che ne verrà fatto lungo la filiera. Ed è proprio sfruttando tali dati lungo la filiera che si coglie il maggior valore dell’Agricoltura 4.0: è possibile tracciare e certificare prodotti dal campo fino all’industria di trasformazione, costituire filiere corte, ottenere prodotti di massima qualità e creare efficienza non solo nei processi produttivi, ma anche in quelli di scambio merci e informazioni tra i vari attori della value chain.

Quanto è diffusa Agricoltura 4.0

A fronte di cotanti benefici, la diffusione di tali pratiche è significativa? Non proprio. Si stima che solo l’1% della superficie coltivata complessiva in Italia sia gestita con queste tecniche. Nonostante, o forse proprio per questo, il mercato sta crescendo. L’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano e dell’Università degli Studi di Brescia ha mappato oltre 200 soluzioni di Agricoltura 4.0 offerte in Italia, costituenti un mercato che oggi cuba già 100 milioni di euro, pari a circa il 2,5% di quello globale.

Gli ostacoli alla diffusione

Quali sono i principali fattori ostativi ad una diffusione su più ampia scala?

In primis, esiste una barriera culturale nei confronti dell’innovazione, che genera cambiamenti rispetto all’approccio tradizionale.

In secondo luogo, c’è spesso un elemento di limitata consapevolezza; dalle interviste svolte sul campo dai ricercatori dell’osservatorio è emersa una ridotta comprensione della gamma dei benefici riconducibili alle applicazioni di Agricoltura 4.0, spesso limitati alla sola riduzione dei costi di produzione.

Occorre inoltre considerare anche una certa immaturità da parte degli attori dell’offerta, che si stanno strutturando al fine di offrire soluzioni effettivamente in linea con i fabbisogni delle aziende della domanda, peraltro da sempre abituate a intrattenere relazioni con pochissime e consolidate aziende (es. concessionario di fiducia, agronomo amico di famiglia, etc.).

Infine, incide negativamente la dimensione media delle aziende agricole; un rapporto Eurostat del 2015 segnala che la dimensione media aziendale è dell’ordine dei 12 ettari coltivati, dato decisamente inferiore a quello di altri paesi, europei e non. Dimensioni inferiori significa maggiori difficoltà ad investire e ad apprezzare i benefici delle tecnologie di precisione, anche se, ad onor del vero, le ricerche dell’Osservatorio evidenziano benefici sostanziali anche per aziende di pezzatura ridotta, a fronte di investimenti (e tempi di ritorno) più che ragionevoli.

Dove investire per un rilancio

Occorre lavorare sulla formazione, ma prima ancora sulla sensibilizzazione delle aziende agricole. Esse devono poter apprezzare appieno i benefici potenziali della rivoluzione 4.0, laddove possibile toccando con mano l’esperienza concreta di chi ce l’ha già fatta.

In secondo luogo, è auspicabile che l’attuale piano Impresa 4.0, concepito in particolare per l’industria manifatturiera, possa essere concretamente esteso a tutti gli attori della filiera agro-alimentare, incluse le aziende agricole.

EmProvement e ValueXcellence far crescere la propria organizzazione con creatività

La consulenza informatica e aziendale giusta, sia per professionalità che per livello di competenza nell’era della digital transformation rappresenta un valore assoluto che può fare la differenza nel futuro della fileira del luppolo italiano. I più moderni approcci capaci di garantire competitività e successo del business sul lungo periodo si basano su una sempre più diffusa cultura dell’innovazione e del miglioramento nella sua concezione più sinergica e integrata

Ma in che modo si possono creare queste condizioni?

Attraverso un percorso unico, finalizzato a migliorare i processi e la gestione decentralizzata e cooperativa di una organizzazione composta da più organismi eterogenei e localizzati in mondi diversi: il futuro tenderà a valorizzare le produzioni locali a km 0. La gestione di progetti di rete saranno costruite su soluzioni personalizzate, orientate all’innovazione come chiave per distinguersi dai competitor, all’eccellenza operativa per essere strutturalmente efficienti ed alla liberazione del potenziale inespresso dei diversi team di lavoro. Tutto con un solo fine: raggiungere l’eccellenza.

Il valore di EmProvement. Emprovement è un approccio innovativo che prevede le performance della filiera che vuole tendere all’eccellenza. Permette di migliorare le performance dei processi attraverso la crescita e il benessere delle diverse organizzazioni che cooperano anche asincrone ma unite da un obiettivo condiviso: diventa un organismo olistico, in cui ogni funzione, processo, individuo è legato inevitabilmente a tutti gli altri. Migliorare soltanto i processi non basta, e non garantisce il successo e la sostenibilità sul lungo periodo.

EmProvement permette di portare l’organizzazione alla sua “dimensione del benessere” attraverso lo sviluppo e la crescita dei singoli individui e uno stile di leader condivisa positiva. Lavorare meglio, lavorare al meglio, e ottenere gli obiettivi prefissati dall’associazione temporanea [5 anni non sono pochi..] di scopo, attraverso risultati rilevanti e immediati che si mantengono nel tempo. Spesso gli individui di maggiore talento hanno dei problemi ad ottenere buoni risultati quando vengono inseriti in team aziendale. Questa situazione si verifica a causa della difficoltà nel gestire e risolvere i conflitti: spesso, anche le persone con maggiore talento, intelligenza e capacità preferiscono restare in silenzio e non esporsi con critiche, idee e proposte al gruppo per non creare situazioni di discussione. In questo modo, però, ci si ritrova in un compromesso non costruttivo, con il team impantanato in una situazione statica che non porta alcuna crescita, nè sviluppo. Occorre trovare e dichiarare con chiarezza la cosiddetta “verità condivisa”: si tratta di identificare e condividere tra i membri del team la situazione oggettiva in cui ci si trova, con tutti gli aspetti positivi e negativi inerenti il business, la strategia, il modello operativo, la cultura aziendale. In parole povere, bisogna che il team impari a “guardarsi allo specchio” per riuscire a concordare e sviluppare la verità condivisa, superando la situazione di stallo in cui ciascun membro del team ha le proprie convinzioni. I migliori team sono quelli che riescono ad allinearsi sulla verità condivisa, che racchiude gli obiettivi da raggiungere e le azioni da intraprendere a livello strategico e decisionale e i comportamenti dei team in maniera coordinata e allineata. Le aziende che cooperano in una filiera si devono sentire parte di un unico team In un team di successo, nessuno cerca di trascinare verso il basso i compagni di squadra. Esistono dei veri e propri “contratti comportamentali” che racchiudono le regole di base e gli standard di comportamento indispensabili per interagire e lavorare insieme. Questi contratti comportamentali sono gestiti con grande attenzione, e periodicamente il team si riunisce per discutere in che modo le regole di base vengono seguite, individualmente e collettivamente. Un consiglio utile per massimizzare l’efficacia dei contratti comportamentali è quello di creare delle schede trimestrali per monitorare i comportamenti, tenere traccia dei progressi, delineare le azioni correttive necessarie. La sfida più difficile per una filiera digitalizzata e decentralizzata come quella del luppolo sarà la costruzione dell’intelligenza collettiva e della execution più efficiente, in cui l’interesse collettivo venga prima di quello dei singoli membri. Da questo punto di vista è sempre più fondamentale una leadership condivisa, in cui i grandi temi aziendali e agricoli siano messi al primo posto (rispetto alle problematiche della singola divisione aziendale di riferimento) e la responsabilità sia condivisa tra tutti. La responsabilità condivisa fa sì che tutti i membri debbano, qualora sia necessario, sacrificare gli interessi della divisione per il bene collettivo dell’intera fileira. Il lavoro del team deve quindi essere importando mettendo a fuoco il business e dandogli priorità, per favorire il successo della prima SMART CHAIN del luppolo d’Italia coordinata da una donna digital farmer. “Thinking Together” significa letteralmente “pensare insieme”: i team di successo puntano molto sulla capacità di ascolto reciproco, di imparare l’uno dall’altro, e di riuscire a pensare insieme. Si tratta di costruire un processo decisionale condiviso, in cui ci si interroga l’un l’altro sulle questioni da risolvere e si cerca di trovare le migliori risposte possibili. In sostanza il C.I. suggerisce che per raggiungere l’obiettivo di Shared Leadership occorre lavorare duramente per raggiungerlo, ed è indispensabile la condivisione e la collaborazione di tutti i componenti della filiera. Occorre puntare su er migliorare le performance globali della catena di valore dei processi di lavorazione e di crescita relazionale. In futuro la strategia della filiera sarà quella di conquistare il mercato della birra italiana attraverso la capacità di offrire prodotti personalizzati e che rappresentano il vero Made in Italy certificato che avviene solo con un nuovo approccio di apprendimento cooperativo mentre si lavora. Un metodo che funziona perché supera i tradizionali approcci al miglioramento per aree funzionali, si concentra su un approccio integrato e sinergico, che interviene sulla catena del valore nella sua totalità, massimizzando così i risultati che ogni azienda può ottenere durante la fase di lavorazione del luppolo. Sarà necessario definire un roadmap in cinque fasi: definizione del grado di customizzazione del prodotto e dei servizi, screening della catena di valore, progettazione delle sue caratteristiche ideali, identificazione della sequenza di implementazione in tutte le aree coinvolte (progettazione, procurement, supply chain, manufacturing e service), verifica e stabilizzazione dei miglioramenti. Tutti potranno beneficiare con tangibili in tempi rapidi: prodotti più veloci e facili da customizzare, un sistema di acquisti più economico e affidabile, produzione efficiente e flessibile. Tutto ciò per conquistare il mercato del luppolo mondiale, aumentare i volumi di vendita, incrementare i profitti di ogni azienda che fa parte della filiera.

La progettazione di filiere

Nei team di progettazione tradizionali e nella progettazione doi filiere, i processi non possono essere gestiti in modo tradizionale. Questo perché ogni sfida è unica e richiede un proprio approccio che non può essere definito in anticipo. Inoltre, mentre una rete di progettazione potrebbe generare alcuni risultati tangibili, come il cambiamento delle politiche o la nuova capacità di assorbire le innovazioni, può anche produrre risultati intangibili che sono difficili da individuare o misurare. Queti sono tre fattori che rendono la progettazione di filiere straordinariamente complessa. Fluidità delle relazioni nella progettazione di un network di filiera: le persone possono unirsi ed uscire dalla filiera in diverse fasi e i loro ruoli [in base alle competenze] e alle attività che possono cambiare nel tempo. La partecipazione di una progettazione di filiera può influire sul modo in cui le persone pensano al problema che stanno affrontando, al modo in cui lavorano o persino alle relazioni tra le persone. La fiducia può essere costruita ma può anche essere violata. Queste mentalità e relazioni mutevoli avranno influenza al di là del lavoro immediato coinvolto. Nuove partnership o iniziative possono emergere come un “effetto a catena” della collaborazione. Una considerazione importante nella progettazione per la complessità è che richiede la modifica dei sistemi, eppure la modifica dei sistemi non ha un punto finale chiaro. I sistemi complessi sono dinamici e dalla teoria dei sistemi sappiamo che possiamo spostare questi sistemi in movimento in determinate direzioni, ma non possiamo “risolvere” un sistema complesso o impedirne il totale movimento. Per spostare i sistemi, è comunemente riconosciuto che sono necessarie più iniziative. Questo è esattamente ciò che fanno i network di progettazione. Tutti progetteranno, implementeranno ed evolveranno soluzioni diverse per avviare un sistema che si muove verso una certa direzione, una destinazione precisa. Non esiste uno stato finale chiaro perché l’innovazione sociale e civile di una fileira di prodotto agrifood in una fase di emrgenza che vivremo ancora per molti mesi deve esser un processo continuo, in cui le iniziative vengono continuamente aggiunte, evolute e rimosse in linea con il sistema in movimento. Quando decidiamo di spostare la nostra attenzione da una serie di iniziative all’altra? Quando si parte con alte aspirazioni (che ci aiutano a concentrare i nostri sforzi e “pensare in grande”) dobbiamo aggiustare il tiro e verificare periodicamente una visione condivisa che continueremo a esplorare nel nostro lavoro di cooperazione tra i componenti della filiera. Fluidità nella scala di progettazione di filiera che si trasformerà i una rete nazionale, anche la progettazione di filiera è aperta in scala. Per poter avviare una filiera, sono necessarie una certa mentalità e abilità; così come il capitale sociale, le risorse e un mandato per far accadere le cose. La visione di una filiera sulla progettazione per la complessità solleva una serie di sfide e implicazioni significative per il lavoro di chi deve coordinare. Continui confronti e discussioni con altri designer e professionisti, occorre analizzare continuamente le implicazioni “soft” e spesso implicite, riconoscendo che ci sono anche implicazioni difficili come governance, responsabilità e sistemi di gestione cooperativa che dipendono dall’intenzione e dalla dedizione di ogni componente della filiera. Come nel caso di un Gruppo Operativo di Innovazione l’obiettivo non è realizzare un prodotto ma porre le basi per la creazione di innovazione e la progettazione di filiera rappresenta già un modello organizzativo innovativo nel momento in cui la si intende decentralizzata e senza un singolo proprietario dove tutti i processi non sono gestiti “dall’alto” in modo gerarchico verticale, ma la responsabilità delle relazioni produttive nella filiera spetta a ciascuno degli attori e non a un manager o facilitatore che gestisce tali relazioni. Nelle complesse collaborazioni “strette” dobbiamo assumerci la responsabilità del ruolo che noi stessi stiamo giocando nella situazione che stiamo cercando di cambiare, e quindi di ciò che dobbiamo fare in modo diverso affinché la situazione cambi. Questo ci incoraggia a pensare a come vengono create e rafforzate le relazioni e alle competenze trasversali necessarie per svilupparle a livello individuale e collettivo. Un focus sulla costruzione della fiducia tra le persone, oltre ai risultati, è indispensabile per interventi di successo. Dato che costruire relazioni sulla base di un nuovo “algoritmo della fiducia” è una delle ragioni principali per cui le persone partecipano agli eventi, perché non renderlo più esplicito? Allo stesso tempo, dobbiamo riconoscere che la costruzione di relazioni richiede un significativo investimento di tempo e la volontà di partecipare apertamente. Il linguaggio che usiamo è lo strumento che ci collega con le persone con cui lavoriamo. Se la nostra lingua è esclusiva, i nostri processi escluderanno. Dobbiamo usare un linguaggio condiviso con i gruppi con cui lavoriamo. Ad esempio, ci sono state discussioni recenti sull’uso delle parole “etnografia” e “prototipi” che sono comunemente usate da innovatori e designer sociali esperti, ma non hanno significato per molte persone che sono quindi escluse dal processo di contributo affrontare questioni sociali complesse. L’innovazione continua e il cambiamento dei sistemi sono più efficaci quando le persone all’interno della rete imparano a progettare e innovare se stesse, piuttosto che dipendere da consulenze esterne in materia di innovazione. Allo stesso tempo il C.I. Ritiene che sia utile riconoscere che esistono diversi livelli di competenza nell’innovazione e che sono necessarie molte risorse per sviluppare tale competenza. Ciò che dobbiamo fare è creare “spazi di apprendimento” in cui sperimentiamo innovazione, riflettere sulle nostre esperienze e apprendere insieme continuamente. Il valore generato dal network è superiore alla somma del valore generato da individui o gruppi che fanno parte della rete, a causa della sua natura sistemica. Per i singoli gruppi è quindi importante tenere traccia di come il loro lavoro innovativo interagisce con il lavoro degli altri e di quale sia la loro posizione in relazione al valore prodotto dalla rete maggiore. Generare una visione condivisa è fondamentale per lo sviluppo di una filiera di prodotto di una coltivazione che non ha regole, un disciplinare. Ritengo che condividere questi scritti possano fungere da un nuovo codice per vocabolario aggiornato della filiera di prodotto agro-alimentare digitalizzata.

Approfondimenti:

  1. STRING _ Interreg Europe https://www.interregeurope.eu/string/library/#folder=523
  2. http://interoperability.it/wp-content/uploads/2020/05/Press-Release-STRING-Launching-Event-June-16th-2017.pdf
  3. Design_Thinking_and_Creativity_for_Business_INSEAD
  4. Fondamenti tracciabilità agroalimentare INDICOD
  5. Multiactor_EipAgri_Horizon_2020
  6. Priorità per la ricerca e l’innovazione COPA COGECA / foodforlife
  7. TRANSPARENCY-ONE Supply Chain Solution
  8. OPEN INNOVATION RICERCA ART-ER
  9. GPG/2018/2175 del 26/11/2018 Misura 16.1.01 AREA 3A
  10. Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile [ONU]
  11. Technology for active learning [TEAL]
  12. Le opportunità della blockchain per lo scambio di energia [POLITECNICO DI MILANO]
  13. Nuovi approcci didattici per la diffusione delle tecnologie digitali nell’agricoltura 4.0
  14. Bando Distretti del Cibo 2020
  15. Glossario blockchain Osservatori.net
  16. 0CHAIN PoC sulla blockchain delle materie prime a km 0
  17. DIGITAL TRANSFORMATION EUROPE #DIGITALEU TRANSIZIONE 4.0
  18. Blockchain Deployment Toolkit del World Economic Forum Aprile 2020

Fabrizio Fantini

Schede di approfondimento corso Blockchain Designer